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Derrick de Kerckhove, dall’alfabeto a Internet
Oggi beati noi siamo a Genova (al Festival della Scienza) e passeggiamo tra gli affreschi e le sculture del Palazzo Ducale con Derrick De Kerckhove, il massmediologo canadese erede del guru della comunicazione Marshall McLuhan, di cui è stato discepolo e poi assistente per oltre 10 anni. Sciarpa rossa e sorriso sbarazzino, De Kerckhove è uno scienziato felice: “la mia vita lavorativa è un vero piacere”. Chiacchieriamo con lui del suo libro Dall’alfabeto a internet
Puoi descrivere ai lettori Dall’alfabeto a internet in un minuto?
Si tratta delle tre ere del linguaggio, dalla cultura orale a quella scritta e di ciò che ancora rimane nella nostra cultura attuale. Non tutto si perde, semplicemente passiamo da un modo all’altro. L’alfabeto crea una redistribuzione della coscienza negli individui e adesso, invece di essere connessi attraverso la tribù o il gruppo, siamo connessi grazie a internet, ma continuiamo a creare nuove forme di alfabeto. Il punto è cercare di capire come ci siamo trasformati nella terza fase del nostro essere, quella digitale.

Derrick De Kerckhove (Foto: Cirrone/Musi)
Come è nato Dall’alfabeto a internet?
È stata più che altro l’ossessione di capire cosa stesse succedendo. Le teorie di McLuhan venivano spesso messe in ridicolo dai suoi colleghi e lui era addirittura odiato nella sua stessa università. Ma io sapevo che aveva ragione. Il mio lavoro, che ha richiesto circa sette anni, è stato quello di trovare le basi scientifiche e quindi le prove che il nostro cervello viene modificato dalla scrittura.
Qual è il passaggio di Dall’alfabeto a internet a cui tieni di più?
Sono molto critico con me stesso e temo sempre di non riuscire a spiegarmi bene. Avevo questa intuizione e dovevo sostenerla con una ricerca scientifica che mi desse la prova che l’alfabeto è veramente una delle fonti del nostro essere attuale. Quando l’ho trovata, mi sono dedicato ad altro. Non mi curo molto di ciò che ho fatto, piuttosto adesso sono affascinato dall’inconscio digitale e mi sto dedicando a questi studi.
A chi hai dedicato Dall’alfabeto a internet?
I libri si dedicano agli amici, alla moglie, ai figli. Più che altro spero che lo leggano tutti i miei studenti.
Come se fossimo i suoi studenti, rivolgiamo a De Kerckhove qualche domanda per conoscere i i suoi gusti letterari.
Qual è il primo libro che ricordi di avere letto?
Credo sia stato Les Malheurs de Sophie, scritto dalla Comtesse de Ségur, che
nella traduzione italiana è I guai di Sophie. Invece il primo in inglese è sicuramente The faboulous five di Enid Blyton. E poi storie di ragazzi, io avrò avuto sei o sette anni, quindi mi appassionavano racconti come Robinson Crusoe.
Che libro c’è sul comodino di Derrick de Kerckhove?
In questo momento sto leggede due libri: un poliziesco francese umoristico di Frédéric Dard con protagonista il commissario Sanantonio, un personaggio che mi diverte molto, soprattutto per l’uso che fa del linguaggio. L’altro libro è un saggio in italiano, Come si fa a promuovere con Google. Sono solo due: uno per quando sono stanco e ho bisogno di rilassarmi e l’altro per quando ho tempo di pensare.
Un libro che Derrick de Kerckhove vorrebbe leggere ma non ha ancora letto.
Credo che tornerò a Milan Kundera. Riprenderò in mano L’insostenibile leggerezza dell’essere. Kundera mi piace, talvolta leggo anche Coelho oppure Alexandre Jardin. In realtà sono talmente occupato a leggere sul serio, che quando leggo fiction lo faccio per divertirmi, per vivere il momento.
Il personaggio letterario che Derrick de Kerckhove avrebbe voluto essere?
Amavo molto Tom Sawyer di Mark Twain. Ma anche Tintin, il protagonista Hergé. Forse però il personaggio con cui mi sono identificato di più è stato Sir Percy Blakeney, dal romanzo La primula rossa di Emmuska Orczy.
Ci consigli un libro da leggere?
Il più bel libro che ho letto è And there was light di Jacques Lusseyran. È la storia di un uomo cieco, il racconto sensoriale che lui ha del mondo. Un libro magnifico e geniale.
La colonna sonora ideale per tue letture?
(De Kerkhove rimane un attimo in silenzio, poi ci guarda dritto negli occhi e quindi emette un suono lungo e modulato:) Ooooohmmmm…


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