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I migliori 11 romanzi sulla primavera
Una rondine non fa primavera, già si sa: c’è poco da fidarsi di simili volatili. Che poi, poveretti, spesso gli animali si portan dietro un’intenzione simbolica di cui forse farebbero volentieri a meno. Dimentichiamo però queste considerazioni sulle rondini e guardiamo al calendario, quello non mente: è Primavera, quindi bisogna fare il “cambio degli armadi”, tutelarsi dai raffreddori stagionali e, perché no, rifornire la libreria di qualche libro per affrontare la stagione del risveglio con nuove scoperte. Ecco una lista di libri che di primavera parlano, che la scelgono come ambientazione o come metafora del cambiamento.
1. Penelope Fitzgerald, L’inizio della primavera (Sellerio)
E’ la storia di un abbandono, scritta nel 1988, ambientata nella Mosca zarista alla vigilia
della rivoluzione bolscevica. Un agiato commerciante inglese, immigrato nella capitale russa, la cui vita sembra al riparo da scossoni, viene improvvisamente abbandonato dalla moglie insieme ai tre figli. L’uomo dovrà imparare a vivere la nuova condizione subita e incomprensibile. La penna della Fitzgerald, scrittrice inglese che esordisce nella narrativa all’età di sessant’anni, sa ricostruire l’ambientazione storica con minuzia di particolari e grande forza evocativa, descrivendo l’odissea dello straniato protagonista con reale trasporto. Una lettura piacevole e avvincente.
2. Alda Merini, Sono nata il ventuno a primavera (Manni)
La grande poetessa racconta la propria esperienza esistenziale, travagliata ma ricca di abbacinanti scoperte, a Piero Manni che cura l’edizione di questo personalissimo memoriale, personale e culturale, in cui la prosa si alterna ai versi. Per capire che cosa è la poesia, la sua forza e la sua necessità, e per ricordare una grande scrittrice nata proprio il primo giorno di primavera nel 1931.
3. Yukyo Mishima, Neve di primavera (Feltrinelli)
Siamo in Giappone ai primi del Novecento. L’Occidente, la modernità, l’industrializzazione, preme sulle tradizioni del Sol Lavante, sui suoi riti e il suo onore. Mishima ci racconta lo scontro tra due culture, quella degli antichi samurai e quella della nuova classe dirigente di stampo europeo, attraverso una storia d’amore appassionante e lacerata dalle differenze. Una passione drammatica, irrigidita dai doveri dell’aristocrazia, da cui farsi divorare pagina dopo pagina.
4. John Fante, Aspetta primavera Bandini (Einaudi)
“Avanzava, scalciando la neve profonda. Era un uomo disgustato. Si chiamava Svevo Bandini”.
E’ così che incontriamo Svevo, un grande personaggio, di quelli destinati a lasciare il segno. E per la prima volta conosciamo suo figlio, Arturo, qui ragazzino che sarà protagonista di altri tre libri dell’autore. Questo è il primo romanzo di Fante dove però è già maturo uno stile personalissimo, ricco di temi forti, caratteri indimenticabili, divertimento, scritto da un inchiostro che corre veloce quasi a inseguire una storia che ha troppo da raccontare. Qui la Primavera si aspetta con desiderio e intanto: “parla ai fiocchi di neve, Svevo Bandini, parlagli gesticolando con le mani gelate”.
5. P.G. Wodehouse, Zio Fred in primavera (TEA)
L’autore, un inglese vagamente allucinato, è uno dei maestri indiscussi della letteratura umoristica del Novecento. Qui siamo nel Castello di Blandings (luogo fittizio dove Wodehouse ambienterà un’intera saga composta da una quindicina tra romanzi e racconti) e la primavera sembra dare la scossa all’inventiva di zio Fred che con folle intraprendenza porta avanti un esilarante piano per farsi ricevere al castello. Ma a Blandings la normalità non è di casa, a complicare le cose ritroviamo Lord Emsworth con la delirante passione per la sua scrofa da competizione, alcuni nipoti in fuga dagli allibratori, segretari privati impelagati nel furto di suini e tutto il caleidoscopico mondo di Wodehouse. Una trama farsesca, un caravanserraglio di tipi improbabili. Una primavera tutta da ridere.
6. Boris Pahor, Una primavera difficile (Zandonai)
Chi non conoscesse Pahor, scrittore italiano in lingua slovena, farebbe bene a leggerlo, a farsi
carezzare e sculacciare dal suo stile crudo, preciso, di un’espressività senza compromessi. Qui si racconta di Radko, reduce sloveno scampato ai campi di concentramento nazisti e ricoverato in un sanatorio parigino: infiniti orrori da lasciarsi alle spalle e la fatica di doversi immaginare un futuro. La giovane infermiera Arlette lo accompagnerà lungo il difficile ritorno alla vita. Una storia d’amore potente, ancor più forte proprio perché a lei si dà il compito di cancellare troppe brutture viste e subite. Una storia radicale, una scrittura forte.
7. Piero Colaprico e Pietro Valpreda, La primavera dei maimorti (Net)
Ultimo lavoro del sodalizio Colaprico-Valpreda racconta la prima indagine del commissario Pietro Binda, personaggio protagonista anche di altri libri. Lo troviamo ormai invecchiato al tavolino del bar mentre racconta agli amici di quella volta nel lontano ’69 in cui fu “infiltrato” nel carcere di San Vittore. Come sempre nei gialli del duo realtà e finzione si alternano, qui troviamo tutto il sapore di un epoca conflittuale, la cronaca della situazione carceraria (che Valpreda ha conosciuto in prima persona proprio in quegli anni) che culminerà nella nota rivolta di San Vittore e un intrigo giallo ben strutturato tessuto sul filo della memoria.
8. Selina Sen, Lo specchio si fa verde in primavera (Neri Pozza)
Un romanzo che inizia come una storia familiare, dove si intrecciano amori giovanili e tradizioni antiche, e poi lentamente prende la strada dell’avventura gialla imprigionando il lettore. Delhi 1984, la vita di una numerosa famiglia bengalese viene prima scombinata dall’amore di una delle figlie per un ragazzo sbagliato poi sconvolta dalla Storia che si impone violentemente con l’assassinio di Indira Gandhi. Storie private si intrecciano a quelle politiche e sociali dell’India. Il passaggio tra l’adolescenza e la maturità, tra le tradizioni e la modernità, raccontato attraverso la figura di quattro donne.
9. Dorothy Dunnett, La primavera dell’ariete (Tea)
Se non siete amanti del romanzo storico rischiate di diventarlo dopo aver letto un libro qualunque della Dunnett. La scrittrice scozzese ha sfornato decine di romanzi del genere suddivisi in due grandi epopee: il Ciclo di Lymond e la Saga di Niccolò. Romanzoni dalle trame labirintiche raccontate con semplicità e precisione storica in una lingua ricca e mai banale. Questo è il secondo capitolo della storia di Niccolò, cosmopolita ante litteram tra la Firenze Rinascimentale e le Fiandre, che qui si getta nella complicata impresa di aprire un’attività commerciale sul Mar Nero. Molte le complicazioni, i rischi e i colpi di scena.
10. Khalifa Sahar, Una primavera di fuoco (Giunti)
Una delle voci più autorevoli della
letteratura mediorientale. I suoi temi, esplorati con coraggio e sincerità, sono l’impegno civile per la “causa palestinese” e la denuncia della condizione femminile nella società araba contemporanea. In questo suo secondo romanzo racconta le vicende di due fratelli in un campo profughi vicino a Nablus. Entrambi vorrebbero trovare riscatto nell’arte, Magid nella musica e Ahmad nella pittura e nella fotografia, ma si ritrovano coinvolti quasi loro malgrado
nella resistenza. Sul romanzo preme la realtà della Storia, con l’assedio della residenza di Arafat e la costruzione del muro tra il territorio palestinese e le colonie israeliane. Uno scenario complesso che la scrittrice costruisce con le sfumature della vita quotidiana e un avvincente senso della narrazione.
11. Beppe Fenoglio, Primavera di bellezza (Einaudi)
Ultimo romanzo pubblicato in vita dal grande scrittore, personalità luminosa della cultura italiana di cui si parla sempre troppo poco. Johnny, il partigiano protagonista anche del capolavoro di Fenoglio, si trova a vivere da graduato la primavera stracciona e sbandata dell’Italia nel caotico periodo seguito all’armistizio del 1943. Lascerà l’esercito per tornare a casa, la sua strada però prenderà la via dei monti per unirsi a quella di una brigata partigiana. La lingua di Fenoglio anche qui raggiunge vette davvero altissime. E il suo senso dell’azione non permette distrazioni. Un gran libro.


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