Simenon e il destino dei Malou: un nuovo inferno familiare

malou Simenon e il destino dei Malou: un nuovo inferno familiareAlle quattro e un quarto di un buio novembre, in un piccolo paese non distante da Parigi, Eugène Malou esce da un palazzo di rue de Moulins e si spara un colpo in faccia. Morirà dopo una breve agonia consumata sul pavimento della farmacia davanti agli occhi dei compaesani.

Di lui sappiamo solo che è un imprenditore edile tormentato dai debiti, la folla di curiosi che sbircia la sua dipartita invece sembra concorde sulla cattiva reputazione del morto. Pubblica opinione fomentata dalla campagna di stampa del Phare du Centre, il quotidiano locale, che ha portato alla luce episodi oscuri e infamanti sul passato del suicida.

Un gruppo di studenti scende lungo la strada, tra questi il diciassettenne Alain Malou sembra più curioso degli altri, si avvicina facendosi spazio fino a posare gli occhi sul lenzuolo bianco che copre suo padre: terribile spettacolo che segnerà per sempre la sua esistenza.

Al giovane tocca poi il compito di comunicare la tragedia ai familiari. Lacrime? Strazio? No, solo piccole messinscene per far contenti gli astanti. In realtà nessuno sembra addolorato, regna solo un vago stupore e immediata la preoccupazione materiale: mancano i soldi persino per il funerale.

Una famiglia piccola piccola, dalle ambizioni frustrate e incattivita dai rancori, che, morto il capo, non tarda a farsi a pezzi: tutti sembrano voler soltanto abbandonare la nave e pensare unicamente a se stessi. In disparte Alain, attonito, li osserva riempire le valigie delle poche cose scampate al pignoramento. In lui si fa strada il sospetto che su quella famiglia gravi una sorta di maledizione, una macchia capace di segnare il destino dei propri membri. Il giovane Malou si sente diverso e decide di non partire cominciando un’ostinata indagine alla ricerca della verità su suo padre. Le parole di chi lo ha conosciuto bene e una valigia piena di vecchi documenti faranno cadere la coltre di agiata inconsapevolezza sotto cui il ragazzo si accorge di aver sempre vissuto. Scoprirà la storia della sua famiglia e saprà scegliersi un destino diverso.

Un romanzo di formazione, tutto sommato di maniera, condotto sulla falsa riga dell’indagine poliziesca. Come sempre però in Simenon quello che incanta è la capacità di costruire ambienti, riuscendo in pochi tratti a farcene sentire persino l’odore, e immaginare caratteri, tipi, persone pressoché infiniti. Non solo i protagonisti, che si ergono limpidi sulla pagina, ma persino la più insignificante delle comparse per il romanziere belga non ha segreti. Il suo sguardo preciso riesce a dar rilievo a ciascuno, tradendo una voglia incontenibile di aggiungere un altro carattere alla propria collezione. Un amore senza eccezioni per l’uomo, ciò che sembra essere per Simenon il centro e il fine di ogni romanzo.

Georges Simenon
Il destino dei Malou
Adelphi, 2012, 200 pagine

Il destino dei Malou in eBook

 

Georges Simenon

Che dire di uno degli autori più tradotti e più letti del XX secolo? Intanto che oggi avrebbe più di cento anni (era nato a Liegi il 13 febbraio 1903), e se fosse vivo e avessi per giunta il privilegio di scambiarci due chiacchiere, gli chiederei: “Monsieur Simenon, ma lei quanti libri ha scritto? No, perché a me ne risultano più di 500, avrà passato tutta la vita chino sulla macchina da scrivere senza nemmeno il tempo per fumare la pipa!”. Lui probabilmente mi fisserebbe con quei suoi occhietti aguzzi e direbbe: “e lei sa che io ho avuto più di 10.000 donne?”. Numeri, verosimili o meno, che disegnano una spavalderia e un vitalismo senza pari. Simenon non è però famoso solo per aver fissato dei pur invidiabilissimi primati, i più lo conoscono come il creatore del commissario Maigret, protagonista di più di settanta indagini. Ma la sua penna spaziò fra i generi più diversi, quasi nell’impossibilità di tenere a freno la creatività. Spesso snobbato dalla critica quanto amato dai colleghi (André Gide lo considerava il più grande romanziere che “la letteratura francese abbia oggi” o Louis-Ferdinand Céline: “il Simenon dei Pitard, per esempio, bisognerebbe parlarne tutti i giorni”) fanno di lui un caso di “scrittore per scrittori” qualunque cosa una simile etichetta significhi. Con buona pace della critica.


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