Libri rassegnati: Francesco Guccini, Hari Kunzru e la classe operaia sui tetti

Mercoledì di rassegna: di libri, di gente che scrive libri, di gente che legge chi scrive di libri.

  • Se ci fosse un campionato mondiale degli autori che hanno avuto maggior successo postumo, Philip K. Dick sarebbe sicuramente in corsa per le prime posizioni. L’autore di fantascienza la cui fama esplose due settimane dopo la morte (nel 1982) con il successo planetario del film Blade Runner (tratto dal suo Gli androidi sognano pecore elettriche?) torna oggi a far parlare di sé su La Stampa (pag. 36) per la pubblicazione in arrivo de Lo stravagante mondo di Mr. Fergesson (Fanucci), romanzo inedito in Italia. E’ un’opera scritta a metà degli anni cinquanta, che appartiene alla narrativa realistica dell’autore (anche questa pubblicata postuma) e che in pieno boom descrive l’altra faccia del sogno californiano tra “tensioni razziali, superstrade, proletari che tentano il salto”, di fatto anticipando molti dei nodi che negli anni sarebbero venuti al pettine. Traduzione: il diabolico visionario aveva fatto centro ancora una volta.

  • Di tutt’altro tenore è la pagina (57) che Repubblica dedica oggi ai “maestri dalla penna nera”, ovvero a quella stampa italiana che nel Ventennio scelse di convertirsi al Fascismo, abbracciandone la causa, le ragioni e gli obiettivi. Giornalisti di regime (Carocci) è il titolo del saggio firmato da Pierluigi Allotti. L’autore fa un impietoso “ritratto di una categoria tanto pronta a mettere il proprio talento al servizio di Mussolini” quanto veloce nel prenderne le distanze “davanti all’esito catastrofico della guerra”. Uno sguardo al passato che si rivela quanto mai attuale.
  • Chi conosce Francesco Guccini sa con quale amore e nostalgia sia in grado di guardare al passato, di rievocarlo con parole potenti e spesso inaspettate, di fissarlo nel tempo con testi che restano impressi. Non pago della sua ampia discografia, il cantautore emiliano ha lasciato i versi delle sue canzoni per passare alla prosa di un libro intitolato Dizionario delle cose perdute (Mondadori), dove “posa il suo sguardo sornione su oggetti, situazioni, emozioni di un passato che è di ciascuno di noi, ma che rischia di andare perduto”. L’anticipazione oggi sempre su Repubblica a pagina 49, dove è riportata una divertente dissertazione di Guccini sui pennini, spazzati via dall’invenzione dell’ingegnere ungherese László József Bíró e diventati rapidamente oggetti da collezione. Per fortuna, verrebbe anche da aggiungere.
  • Scendere in strada per fare due passi, alzare lo sguardo in cerca del cielo e trovare altro. Scorgere la testimonianza dolente, disperata ma resoluta di decine di persone che si battono per conservare il proprio posto di lavoro e che, per farlo, hanno scelto un modo nuovo: l’occupazione dei tetti e dei monumenti. Assalto al cielo. La classe operaia va sui tetti (Fandango) è il titolo del libro scritto da Michela Giachetta in uscita domani e recensito oggi da l’Unità a pagina 40, il “viaggio in un Paese che ha dato l’assalto al cielo per non essere più invisibile”. E che è anche il nostro.
  • E per chiudere, merita una menzione sul Washington Post di oggi Gods Without Men, ultima fatica di Hari Kunzru, – scrittore anglo-indiano già noto per opere come My Revolutions, Transmission e The Impressionist – dove l’autore si distingue per avere messo al centro dei suoi sei racconti un unico, originalissimo personaggio: il deserto californiano del Mojave, luogo dello spazio e dell’anima che svolge insieme i ruoli di ambientazione, eroe e “villain” e dove “anime perse si aggirano in cerca della salvezza all’ombra di tre cime rocciose”. A ben guardare, un panorama anche troppo familiare.

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