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Juan Pablo Villalobos, Il bambino che collezionava parole

Juan Pablo Villalobos
Il bambino che collezionava parole
Einaudi, 78 pagine, 2012
Tochtli ha circa otto anni, ed è un bambino molto particolare. Vive in un grande palazzo, con un giardino dove ci sono un leone e due tigri; non ha amici della sua età: conosce in totale quattordici persone, tre delle quali sono mute. Se si contassero i morti ne conoscerebbe molte di più, ma i morti non contano, perché, come lui sa bene, “i morti non sono persone”. Non va a scuola, ma ha un precettore che gli insegna tutto sul Giappone, perché a Tochtli piacciono molto i samurai.
Non ha capelli, perché “i capelli sono come un cadavere che porti in testa”, e per fortuna suo padre lo rasa tutti i giorni; si annoia nel suo palazzo, e per passare il tempo colleziona cappelli, animali rari e parole: queste ultime le legge sul dizionario, e le impara a memoria. Ne sa tante, ma quelle che preferisce e che usa per definire ogni cosa sono sempre le stesse: “sordido” e “patetico”. Non piange mai, perché è un vero uomo.
Attraverso gli occhi e le parole di Tochtli conosciamo suo padre. Lui è “il re”, il più importante dei narcotrafficanti messicani. Vive barricato nella sua villa isolata dal mondo, con stanze piene di armi, prostitute occasionali e un figlio di circa otto anni con il quale guarda alla tv gli uomini uccisi e fatti a pezzi, un figlio che ama rendere partecipe ai suoi incontri di lavoro. Il suo amore per Tochtli è immenso e si manifesta con l’acquisto di qualsiasi cosa, inclusi due ippopotami pigmei che il bambino desidera tanto allevare in giardino. Tochtli è il suo piccolo specchio, abituato a vedere e sentire tutto. E a ricomporlo a modo suo, come solo un bambino riesce a fare.
In 78 pagine che scorrono veloci, senza una sola parola di troppo, Juan Pablo Villalobos trasmette tutto: la purezza e l’allegria dell’infanzia e la capacità degli adulti di rovinarla per sempre. E la storia del bambino che collezionava parole entra sottopelle. Come se a imprimerla fosse una di quelle piccole pistole con piccoli proiettili che abbondano nel palazzo del re.
Chi è Juan Pablo Villalobos?
Messicano, classe 1973, Villalobos vive a Barcellona. Il bambino che collezionava parole è il suo primo romanzo. Uscito in Spagna nel 2010 è stato accolto con entusiasmo dal pubblico e dalla critica in Stati Uniti, Gran Bretagna e in molti paesi Europei nonché selezionato per il premio letterario istituito dal più prestigioso quotidiano d’Europa, The Guardian.


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