Massimo Carlotto, Respiro corto

Massimo Carlotto, Respiro corto

Massimo Carlotto
Respiro corto
Einaudi, 201 pagine, 2012

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Se i personaggi del nuovo libro di Massimo Carlotto sono “inebriati dal respiro corto della sfida”, il loro autore non fa eccezione. Per lui la sfida è abbandonare il suo Nord-Est, già a lungo investigato attraverso le vicende dall’Alligatore, e raccontare la nuova criminalità. Quella che lavora con le banche, che non ha confini, che si veste in doppiopetto e gira con la laurea in tasca. I banditi della globalizzazione insomma.

 

Il primo capitolo del libro è ritmato dalle coordinate geografiche di luoghi sparsi nel mondo dove Carlotto ci porta a recuperare i protagonisti del libro. Il russo Zosim, l’indiano Sunil, l’italiano Giuseppe e la svizzera Inez si sono conosciuti studiando Economia alla prestigiosa università di Leeds, nel Nord dell’Inghilterra. Per loro il destino è già scritto: le facoltose famiglie, arricchitesi con attività più o meno lecite, hanno già deciso tutto. Tuttavia, nelle serate passate a bere e innamorarsi, i quattro studenti hanno concepito altri piani, cullando progetti criminosi, ben decisi a prendere in mano il proprio destino.

 

Ora che sono adulti, gli amici si ritrovano a Marsiglia per dar corpo alle loro malvagie ambizioni muovendosi con disinvoltura fra società fittizie, banche d’affari, servizi segreti e appoggi nella politica. Scopriamo così una banda di efferati rampolli, colti e privilegiati, che commerciano in scorie radioattive e organi umani e sacrificano innumerevoli vite senza sporcarsi nemmeno i polsini delle camicie griffate.

 

Chi invece le mani è da sempre abituato a sporcarsele è Esteban Garrincha. Sbarcato nella città francese in fuga dai narcotrafficanti, finirà per essere assoldato, a suon di schiaffi, del commissario della Brigata Anti-Crimine Bernadette Bourdet. La sbirra “brutta, ribelle, cattiva e lesbica” gira su una Peugeot, sigaretta in bocca, Johnny Halliday nell’autoradio e modi rudi che vanno molto oltre la legalità, ben decisa a combattere le bande di narcotrafficanti che infestano la sua città e abbattere quei centri di potere che prosperano sulle attività illecite. Un carattere per il quale Carlotto sembra nutrire più simpatia e che per certi versi ricorda il suo Alligatore.

 

Tutta la partita si svolge tra questi personaggi e altre infinite comparse a tessere un potente noir corale il cui intreccio l’autore domina con destrezza e da cui il lettore è rapito in un succedersi incessante di ipnotica violenza. Massimo Carlotto vince la sua sfida, consegnandoci duecento pagine che mozzano il respiro. Come sempre la sua scrittura corre veloce come un proiettile, rubricando tutto ciò che non serve il racconto dell’intreccio sotto la parola “fronzoli”. Non mancano i morti, le vendette, i piani, i regolamenti di conti. Ma su tutto domina un’atmosfera di opprimente amarezza, di disperata disfatta, capace di segnare le vite dei personaggi in una Marsiglia che solo un marsigliese come Jean-Claude Izzo ha saputo evocare meglio.

 

Chi è Massimo Carlotto?

Uno dei pochi autori italiani a meritarsi senza riserve il riconoscimento di scrittore noir. Sapiente artefice di intrecci emozionanti e complessi, è lui stesso uomo dalla vita avventurosa: protagonista di una complessa vicenda giudiziaria che lo obbliga a una lunga latitanza all’estero, raccontata poi nel primo libro Il fuggiasco, Carlotto comincia a vivere e scrivere da uomo libero solo nel 1993. Con La verità dell’Alligatore crea il personaggio dell’investigatore Marco Buratti, protagonista poi di una saga composta da altri sei romanzi. La sua attività di scrittore sembra non conoscere sosta né confini muovendosi tra romanzi, saggi, graphic novel, racconti per ragazzi, pièce teatrali e sceneggiature.

 

Respiro corto raccontato da Carlotto


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