Giochiamo con i lupi mannari (quelli letterari)?

Ti piacciono i libri “lupeschi”, quelli in cui gli umani assumono strane sembianze e compiono azioni non proprio ortodosse? Se sì sei nel posto giusto. In occasione dell’uscita de L’alba di Talulla, il secondo episodio della saga horror letteraria di Glen Duncan, in collaborazione con gli amici di Isbn edizioni ti offriamo la possibilità di ricevere in regalo una copia autografata del libro. Come? E’ semplicissimo: basta
1. aver letto L’ultimo lupo mannaro, primo volume della saga di Glen Duncan e
2. scrivere una recensione del libro qui sotto nei commenti.

Non importa che la recensione sia lunga, la cosa fondamentale è che tu ci dica perché L’ultimo lupo mannaro ti è piaciuto, o non ti è piaciuto.

I dieci commenti più belli secondo noi riceveranno in regalo una copia autografata de L’alba di Talulla, messa a disposizione dall’editore.

Puoi scriverci fino al 2 maggio, per cui affrettati!

 

Aggiornamento: Il gioco è finito, ed ecco i fortunati che si sono aggiudicati una copia autografata de L’alba di Talulla:

 

 

Grazie a tutti per aver partecipato così numerosi. Alle prossime letture, e al prossimo gioco!


Scritto da bol.it - 19 aprile 2012

17 commenti


  1. Jonatha
    19/04/2012 , 09:56

    Mi sono avvicinato al libro “L’ultimo lupo mannaro” con una certa diffidenza, convinto che non potessero interessarmi storie di licantropi e vampiri. Ma come fa isbn a buttarsi su un genere che appassiona i ragazzini? Invece con grande stupore la storia è avvincente e ricca di piani di lettura, i personaggi funzionano e meraviglia e lo si legge in un attimo. Tra i tanti libri letti nel 2011 è stato sicuramente il mio preferito e non vedo l’ora di leggere la prosecuzione della storia!


  2. Annalisa
    19/04/2012 , 10:15

    Letto l’estate scorsa, dopo averlo visto in libreria e mi ha sempre incuriosito.
    Letto tutto d’un fiato, difficile staccarsene. Avvincente, cruento, malinconico, ma soprattutto bello.
    Mi è piaciuto un sacco la storia di Jacob, il suo tormentarsi e anche il suo colpevolarizzarsi per la morte dell’adorata moglie.
    I sentimenti contrastanti per la scoperta di Talulla, il suo proteggerla dai vampiri e aiutarla nelle trasformazioni.
    La sua voglia di vivere, dopo aver incontrato Talulla, ma anche la sua voglia di morire, dopo aver scoperto di essere l’ultimo.
    Mi sono piaciuti i vampiri con cui combatte per sopravvivere, ma soprattutto la squadra che lo bracca come se fosse un animale, infatti lo cerca solo nel momento della trasformazione. E lo tiene costantemente sotto controllo anche se lui non lo so.
    Credo che Duncan abbia creato il profilo perfetto del lupo mannaro, pieno di dubbi, pieno di paure, ma nel momento esatto della trasformazione, diventa una macchina per uccidere, consapevole che quello che sta facendo non è “normale”, ma che ne sappiamo noi della normalità?
    Aspetto con ansia il secondo capitolo, spero proprio che mi regali ancora queste emozioni contrastanti ma molto profonde, che ti fanno capire che c’è un pò di “lupo” in tutti noi.


  3. Lorenzo
    19/04/2012 , 11:18

    Al lupo! Al lupo!
    Mi sono divertito molto nel leggere questo libro e l’unico rammarico è che sia finito così in fretta. Certo, qualcuno potrebbe squalificarlo come lettura “d’evasione” o “di genere”, ma questo non è per forza un limite, anzi. Anche Sergio Leone faceva film western… e li ha reinventati proprio stilizzandone i canoni ed esasperandone i motivi.
    Qui non si tratta però di pistoleri e fuorilegge, bensì di lupi mannari e creature soprannaturali, con una bella innaffiata di nichilismo, scene d’azione (e sesso) e teoria del complotto, in un susseguirsi di colpi di scena fino all’ultima pagina.
    Del resto, solo una lettura superficiale può liquidare in fretta questo romanzo, che è anzi molto più profondo e vero di altre opere che si presentano pomposamente: le considerazioni del protagonista sulla sua vita e sul senso della sua condizione sono tutt’altro che banali, ed esprimono una consapevolezza culturale e una sicurezza stilistica dell’autore senz’altro non comuni.
    Chi apprezza le madeleines intinte nel tè di proustiana memoria, be’… ha due alternative: può naturalmente leggere altro, oppure può prendersi una pausa e godersi queste pagine, divertendosi come ho fatto io, restando in trepidante attesa degli annunciati prossimi due volumi: chissà che succederà?


  4. 19/04/2012 , 11:20

    L’autore ha scelto una strada lastricata di uova. Il soggetto del romanzo, come chiunque può intuire dal titolo, non è tra i più originali. La scelta del narratore in prima persona, che racconta la storia attraverso l’artificio del diario di memorie, è tanto scontata quanto obsoleta. La storia è semplice, lineare, animata dal minimo degli intrecci possibili. Quindi, se è vero che tre indizi fanno una prova, avrei dovuto abbandonare questo libro a metà. Ma c’è un ma.
    Se avrete il tempo e la voglia di concedere credito all’autore, vi accorgerete che usa gli stereotipi come pretesti per parlare di altro: sono solo accessori la cui banalità sembra ricercata appositamente, a opera d’arte.

    Se, come me, leggerete questo libro fino in fondo, vedrete che la maggior parte della storia si svolge nella testa del personaggio principale ed è animata dai suoi dissidi interiori; noterete che non ci sono descrizioni, se non quelle dei sentimenti di un uomo che affronta la vita. Non un licantropo, non un mostro. Un uomo.

    In questo senso, credo che il libro meriti il mio apprezzamento. Riesce a dare vita, con una profondità non comune, a un personaggio memorabile. Il lettore capisce Jacob Marlowe, si immedesima in lui e rivive, seguendo il peregrinare dei sui pensieri, la metafora della maledizione, la ovvia parabola della licantropia. Duncan indugia molto (a mio avviso troppo) su passaggi filosofici, pochissimo su quelli orrorifici. Proprio così facendo, però, riesce veramente a trascendere i generi e a restituirci i ragionamenti di questo ultimo, nuovo Uomo Mannaro.


  5. Alberto
    19/04/2012 , 11:40

    “L’ultimo lupo mannaro” non è un libro come un altro. Bastano poche pagine per rendersi conto che c’è qualcosa di strano, una forza misteriosa che attrae e trasforma.
    Le parole diventano emozioni, le descrizioni diventano reali sensazioni. Un po’ alla volta si precipita in questo mondo oscuro e meraviglioso, catapultati al centro di una storia incredibile, talmente vicini al protagonista da sentire gli stessi odori, toccare gli stessi oggetti, osservare con gli stessi occhi.
    “L’ultimo lupo mannaro” è un vortice che non ti lascia più andare. Mentre si sfogliano le sue pagine si vivono due vite insieme, come l’uomo vive con il lupo, in una perenne corsa l’uno verso l’altro.
    Un libro incredibile, capace di trasformare il lettore per sempre. E guardare la luna piena non sarà mai più la stessa cosa…


  6. Francesco
    19/04/2012 , 14:27

    Giornata piovosa. Vento gelido. Temperature invernali costringono i più a barricarsi nel confortante tepore del proprio appartamento. Il mio umore, grigio, ingaggia una stupida battaglia per primeggiare contro un clima inospitale. Ignaro ed insensibile a tutto questo, decido di entrare in una libreria a portata di mano. Il mio girovagare, incerto, tra i numerosi scaffali è un mero esercizio che consumo, quasi automaticamente, da quando sono bambino. Tanti i libri in uscita, forse troppi. Avvinto da un patologico bisogno di sceglierne uno, inizio a dedicarmi alla ricerca di qualcosa di interessante da dare in pasto ad una mente affamata. Nulla mi incuriosisce… fino a che lo sguardo, oramai stanco, non decide di farsi corteggiare da un libro stranamente invitante. Un formato compatto rispetto alla media delle edizioni in circolazioni (già questo mi galvanizza non poco!), una fase lunare che si staglia sulla copertina rigorosamente black (vagamente inquietante), in alto un nome – quello dell’autore (Glen Duncan) – dal sapore musicale. “Eccolo!” mi dico. Peccato, però, che l’entusiasmo venga frenato di colpo da un titolo troppo stucchevole: “L’Ultimo Lupo Mannaro”. Pur essendo un ossessionato di horror e thriller (Stephen King in primis), non ho mai ceduto alla moda imperante degli ultimi tempi gravitante attorno a zombies, vampiri e licantropi. Ma non voglio partire prevenuto. Anche perché il libro che ho tra le mani mi invoglia alla lettura per un’oscura ragione che ancora oggi ignoro: lo sento vivo, pulsare tra le dita, come se avesse una propria linfa. Cedo alla tentazione ed inizio a leggerne alcune pagine. Sono lì, in piedi, in una libreria semideserta e ne resto immediatamente folgorato. Gli stereotipi e i preconcetti nutriti fino a quel momento non possono applicarsi alle righe che sto leggendo. Ne nasce un acquisto improbabile, seguito da una lettura spasmodica, fino ad una conclusione giunta con troppa celerità. Duncan mi ha stordito, come un gancio alla bocca dello stomaco, grazie ad una scrittura inaspettatamente forte, (pre)potente, di carattere. Ogni parola è stata dosata con maestria e scritta con precisione, calibrata al punto giusto in un balletto di ottime introspezioni psicologiche (del protagonista, ma non solo) ed una serrata suspance (legata agli sviluppi della storia). Prima ancora delle vicissitudini connesse al racconto, le riflessioni di Jacob (il protagonosta) sono vere e mai banali, capace di virtuosismi acrobatici su argomenti su cui è molto facile scivolare: la vita e la morte, il destino e la sopravvivenza, la felicità e il dolore. Essere l’ultimo della propria specie, quella degli uomini-lupo che ululano alla luna piena (ma potremmo tranquillamente generalizzare il discorso ad altre fattispecie) riporta inevitabilmente alla mente la solitudine dirompente di chi è “diverso” ed è costretto a sentirsi emarginato, temuto, odiato, sovente relegato ingiustamente in un angolo “inospitale” che la società crea su misura per lui. Il libro presenta momenti frenetici che si alternano a sequenze più calme, in quella che ogni scrittore definisce “girandola di eventi” dalle inevitabili connotazioni commerciali. I soliti cattivi di turno ci sono, le inverosimili vicende si condensano tutte (troppo) in una sola volta e i passaggi narrativi, in alcuni casi, sono alquanto scontati. La dimensione “fantastica” non manca: come potrebbe, d’altronde, in un libro del genere? Ma tutto ciò passa in secondo piano se paragonato alla vibrante intensità che ipnotizza il lettore quando ci si imbatte in alcune pagine, magnifiche, dedicate ad una metamorfosi dal sapore kafkiano (sia psicologica, sia corporale) che mette a nudo un’umanità incrinata, corrotta, ma non questo scevra di sentimenti. Il dualismo bene-male de “Lo strano caso del Dottor Jekyll e Mister Hyde”, celato (neanche troppo) dietro ogni angolo, avvolge l’intero racconto dalla prima all’ultima pagina. Toccanti le pagine dedicate allo smarrimento di ogni punto di riferimento, allorquando ci si lascia sopraffare delle primordiali ed incontrollabili pulsioni della natura. Ognuno di noi potrà scorgere in Jacob Marlowe una parte di sé: sarà nostro compito decidere se sarà quella più umana, controllata, o quella più animalesca, ruvida. In conclusione, un ottimo libro che consiglio caldamente, ben delineato, con un proprio spessore ed una propria anima, capace di solleticare e conquistare anche i palati più esigenti.


  7. Paolo
    20/04/2012 , 08:37

    Duncan ha semplicemente reinventato la categoria del Lupo Mannaro, rendendolo più umano; ma questo non vuol dire che lo abbia reso meno “animale”, anzi…avendolo umanizzato si scopre un lupo mannaro ancora più selvaggio ma con le idee e i pensieri di un uomo come gli altri, beh con la piccola differenza che si trasforma in lupo con la luna piena.


  8. Nic
    20/04/2012 , 10:52

    Ho resistito, combattuto, frenato. Ho sofferto, pianto, atteso, sudato, mentito. Ho urlato senza gridare. Graffiato senza ferire. Adesso la sento di nuovo. Sta arrivando, sta tornando, sta crescendo. La notte – finalmente – avrò di nuovo qualcosa da fare. Grazie Glen


  9. Eva
    20/04/2012 , 23:31

    Se siete di quelli che d’estate solo libri leggeri e non sfuggite dalla letteratura horror-fantasy, L’ultimo lupo mannaro può fare al caso vostro. Non è un fantasy convenzionale, è più un noir dove il protagonista, un assassino solitario, è accidentalmente un lupo mannaro. Non aspettatevi Twilight in versione lupesca, qui non c’è niente di adolescenziale. Le atmosfere sono cupe, in una Londra piovosa e fredda, tra whisky, sigarette, prostitute, molto sangue, dettagli splatter, e molto sesso, e amore. Il tutto in uno stile ironico, divertente, con dialoghi retrò stile Pulp Fiction, e rimandi all’attualità, da Guantanamo a Gollum, da Barack Obama a Buffy l’ammazzavampiri.
    Il protagonista è l’ultimo lupo mannaro sopravvissuto, che dopo 200 anni ne ha abbastanza di omicidi e vuole arrendersi ai suoi inseguitori, se non fosse che all’improvviso cambia tutto. Non si può aggiungere altro perché ci sono una serie di colpi di scena che è meglio non svelare, basti sapere che in 3 o 4 momenti la storia prende esattamente la piega che in qualche modo ti aspetti, ma che non volevi prendesse, specie nel finale. Il libro scorre velocemente, si ingarbuglia un po’ tra un cambio repentino e un altro, e lascia molti punti insoluti, anche perché è il primo di una trilogia e si suppone (spera) che le risposte arrivino in seguito. Astenersi chi non apprezza rimanere col fiato sospeso.


  10. franca
    22/04/2012 , 14:03

  11. Andrea
    23/04/2012 , 11:31

    Amiamo i vampiri ma sposiamo i lupi mannari.
    I figli di Nosferatu da sempre esercitano un fascino recondito in ognuno di noi, ci ammaliano con la loro eterea eleganza, si pongono in uno scalino più alto rispetto alla volgare razza umana.
    Il lupo Mannaro no. Il lupo mannaro è come noi, vive di passioni e di emozioni, si ciba per fame e per noia, risponde alle proprie pulsioni sessuali istintivamente, prende la vita nella sua più totale pienezza.
    Avevamo bisogno di un libro che ci ricordasse questo, e L’Ultimo Lupo Mannaro di Glenn Duncan risveglia in noi questa millenaria consapevolezza; d’altronde, ognuno di noi può trasformarsi nel protagonista Jacob Marlowe, immedesimarsi con la sua figura, spalleggiarlo nella lotta contro un’organizzazione segreta che lo vuole morto, trovare una ragione di vita quando la vita stessa non sembra interessargli più.
    La ritmica del libro è veloce, i paragrafi corti ci aiutano a mantenere alta l’attenzione, le parole sgorgano dalla pena dello scrittore veloci e potenti, andando spesso a scomodare lo Ulysses di Joyce in salsa squisitamente Tarantiniana; non adatto agl’amanti del classico e del conservatore, ai bacchettoni e ai deboli di cuore, questo libro è indicato a chi cerca di uscire dal convenzionale facendolo con classe e stile.
    Assolutamente da non perdere.


  12. claudia
    23/04/2012 , 14:06

    Sono sempre stata un’appassionata del genere “fantasy” ma ho letto sempre libri vampireschi piuttosto che libri che parlassero di “omoni pelosi”.
    Questo libro mi è piaciuto, l’ho letto in una settimana e credo che cercherò altre info sul seguito sfruttando internet (ihihihih).
    Si legge bene, le pagine scorrono senza intoppi strani dovuti (in genere) a lunghe e noiosissime descrizioni.
    Comprerò sicuramente L’alba di Talulla… anche se preferire riceverlo in regalo! GRAZIE! :D


  13. Graziano
    23/04/2012 , 14:56

    Una volta tanto la recensione di copertina (“Un romanzo magnifico… che va oltre i generi per creare qualcosa di inebriante e di unico”) non si limita ad un semplice spot per incrementare le vendite: il romanzo soddisfa pienamente tutte le aspettative! Sostanzialmente va premiata l’idea di vedere la storia del licantropo dall’altra parte della barricata, ovvero dagli occhi sia del lupo che dell’uomo che ne condivide l’avventurosa esistenza; la storia scritta una volta tanto dalla parte dei vinti, un pò come in quei film western degli anni settanta che rivalutavano – o svalutavano, a seconda dei punti di vista – l’epopea eroica ma anche tragica della frontiera americana. Non per questo ci si aspetti le romanticherie e sdolcinature tipiche dei romanzi horror per teenagers che tanto vanno di moda oggi; il tema trattato è molto forte e pertanto i toni sono crudi e drammatici, ironici e poetici al tempo stesso, fino a mettere a nudo la scarna anima animalesca del protagonista con toni irriverenti e quasi blasfemi. Il punto di vista comune è la paura, perché la fuori, nel buio, c’è qualcuno che letteralmente ti “vuole mangiare”; ma se per assurdo scopri che quello in agguato sei TU, come puoi guardarti allo specchio nei prossimi 30 giorni prima della nuova luna?!? In definitiva un romanzo assolutamente consigliato agli amanti del genere, ma soprattutto a tutti gli altri lettori, perché – al di là dei luoghi comuni che etichettano a priori certa letteratura – possono scoprire una storia ed un autore che sicuramente saprà catturarli.


  14. 24/04/2012 , 16:31

    Un libro che desta qualche perplessità alla lettura del titolo, ma che ad ogni pagina ti cattura di più e scorre velocemente portando piano all’unico messaggio possibile in un mondo popolato d’odio, di violenza e di sangue. Tutto ciò che ci serve è l’amore, tanto fra gli esseri umani quanto fra gli ultimi sopravvissuti fra i lupi mannari. Da leggere assolutamente.


  15. federica
    27/04/2012 , 10:53

    1% The vampire diaries
    1% World of Warcraft
    1% Underworld
    1% Van Helsing
    1% Il bacio della pantera
    1% Un lupo mannaro americano a Londra
    2% Shakira
    2% Buffy l’ammazzavampiri
    2% True Blood
    2% Twilight
    2% Michael Jackson
    2% Jack Nickolson
    3% Being uman
    5% Dante Alighieri
    5% Voglia di vincere
    5% Metallica
    5% A-Team
    10% Rob Zombie
    10% Quentin Tarantino
    10% Dylan Dog
    10% Stephen King
    14% Glenn Duncan


  16. Stefania
    30/04/2012 , 16:20

    Quei libri che li leggi con calma senza fretta, assaporando ogni parola.
    Quei libri che li tieni in mano, li annusi. Studi la copertina in ogni particolare.
    Quei libri che ne sottolinei le parti che ti piacciono rigorosamente a matita.
    Quei libri che inizi a consigliare a tutti gli amici.
    Quei libri che tutti i tuoi amici si vantano con altri di aver scoperto un libro fighissimo.
    Quei libri che arrivati a metà iniziamo a leggere lentamente per paura di finirlo. Ogni tanto diamo anche una sbirciatina ai ringraziamenti.
    Quei libri che quando li hai letti scrivi alla casa editrice: “Grazie vi voglio bene per il lavoro che fate”
    Quei libri che hanno la recensione di Nick Cave in copertina.
    Quei libri che alla fine leggi più volte i ringraziamenti senza riuscire a capacitarti che sia già finito.
    Quei libri che sono preceduti da altri libri eccellenti e ti chiedi perché non li hanno ancora tradotti tutti.
    Quei libri in cui trovi scritto: “…Ogni male apparente promette la stessa cosa. E’ una bugia. Non c’è nessuna rivelazione macabra perché non c’è nessun male. Qualsiasi cosa tu stia facendo – violentare un bambino, gassare milioni di ebrei – è solo una delle cose che puoi fare. All’universo non importa niente. Di certo non ti ricambia con una conoscenza divina delle cose. Tutta la conoscenza e tutta la divinità sono già li, dentro di te, mentre fai quello che fai. Chi può capirlo meglio di un mostro?”

    Ecco questo è esattamente uno di quei libri.

Torna su
More in Giochi (6 of 13 articles)
Isbn


Se hai in casa un libro pubblicato Mondadori  puoi vincere un viaggio. Basta digitare online il codice Isbn (il numero del codice a barre associato a ogni libro in circolazione). ...