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La vergogna, Jonathan Franzen e lady Vallanzasca

Alberto Paleari
Saranno infami
Fandango Libri, 221 pagine, 2012
Lunedì di rassegna tra il lecito e l’illecito. Di libri, di gente che scrive libri, di gente che legge chi scrive di libri.
- Ci si vergogna di solito per comportamenti infami. Laddove, tali comportamenti passano per trasgressione, e grazie ad essi, guarda un po’, si finisce pure per diventare famosi. E’ ciò che accade al giovane Ivan, uno dei protagonisti di Saranno infami (Fandango), secondo romanzo di Alberto Paleari. Del resto, oggi basta poco per diventare famosi, non serve più neanche la televisione, è sufficiente avere tanti ‘like’ su Youtube o essere conosciuti sul web, ed ecco che la rete diventa complice di una vergogna collettiva. Si parla di te su Twitter, e diventi “più famoso di Gesù”. Avete mai provato? Forse questo libro vi può dare alcuni suggerimenti.
Tag: #senzavergogna
Fonti: Il Sole 24 ore
- Se anche siete tra i pochi fortunati che non si sono dovuti mai vergognare delle proprie azioni, è difficile che siate scampati alla vergogna per azioni commesse da altri esseri umani come voi, soprattutto dopo quest’ultimo weekend. Sempre che non siate extraterrestri, eh. In ogni caso, la vergogna è il tema centrale di un saggio di Gabriella Turnaturi, intitolato Vergogna, metamorfosi di un’emozione (Feltrinelli). Si passa dal percorso storico di questa emozione individuale e collettiva, al suo rapporto con il potere e ai molteplici riflessi che la vergogna genera nei vari ambiti della vita. Insomma, un argomento da non sottovalutare. Che poi, se ci si pensa bene, oggi come oggi basta far seguire al danno commesso, e di cui ci si vergogna, delle ‘sincere scuse’, e siamo a posto. Che vergogna.
Tag: #vergognecomuni
Fonte: La Stampa
- Se la vergogna oggi è sottovalutata, pare lo sia anche la scrittura comica. È ovvio, i comici non fanno più ridere. La scrittura comica si è ridotta a una sorta di marketing televisivo, che vuole apparire più che mostrare il re nudo, finendo per mostrare solo le ‘mutande del giullare’. Se si vuole trovare una buona comicità, una scrittura che morde, bisogna leggere Roberto Lerici in A me gli occhi, please (Editori Internazionali Riuniti). Pochi sono i comici infatti che non si vergognano di far ridere anche nei libri che pubblicano. Molti, invece, hanno bisogno di scrittori veri anche solo per i loro spettacoli televisivi. Ridere di vergogna, insomma.
Tag: #vergognadicomici
Fonte: Repubblica
- Si torna alle cose serie invece con Jonathan Franzen, che stavolta lascia la narrativa per dedicarsi al suo terzo saggio, Farther Away, pubblicato da poco in Usa. Senza vergogna, l’autore promuove una morale semplice, fatta di sentimenti, corrispondenze con il mondo naturale, in particolare gli uccelli, accettazione del dolore e delle crisi personali che la vita lo costringe ad affrontare, come la fine di un amore o la morte dell’amico David Foster Wallace. Per chi cerca il Franzen dei romanzi, un avvertimento: non lo troverà. L’autore non si fa personaggio. Chi odia invece la tecnologia, il web, la tv, avrà di che spassarsi, visto che Franzen non possiede neanche il cellulare. E non se ne vergogna.
Tag: #semplicitàdautore #noshame
Fonte: New York Times
- Non si vergogna per nulla invece Antonella D’Agostino, moglie di Renato Vallanzasca. Anzi, scrive un libro non tanto sul marito, ma sull’amico/nemico Francis Turatello, Francis Faccia d’angelo. La Milano di Turatello (Milieu Edizioni). Non c’era ancora il web, ma la fama arrivava ugualmente: qualche ergastolo, un paio di evasioni e il gioco era fatto, arrivavi dritto dritto sulle prime pagine dei giornali. La D’Agostino racconta di questa Milano d’altri tempi, dove, dice, regnavano il romanticismo, il rispetto e la coerenza. Anche e soprattutto nella malavita. Una visione forse un po’ romanzesca, ma la signora sa come far ‘rumore’, questo è sicuro. Chissà che il suo nome non finisca su Wikipedia, come quello di “Faccia d’angelo” Turatello. La presentazione del libro del 16 maggio, intanto, fa il tutto esaurito al teatro Litta di Milano. La signora non ha nulla di cui scusarsi, anzi, ironizza e risponde alle domande strappando applausi e risate. Del resto, di che dovrebbe vergognarsi? Ha solo scritto un libro, lei.
Tag: #libriilleciti #vergogneletterarie
Fonte: Il Giorno


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