Bradbury, Saramago e il terzino giapponese

Fahrenheit 451 di Bradbury

Ray Bradbury
Fahrenheit 451
Mondadori, 210 pagine, 2001

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Giovedì di rassegna: di libri, di gente che legge libri, di gente che legge chi scrive di libri.

 

  • “Non sono un scrittore di fantascienza, ho scritto soltanto un libro di science fiction, tutti gli altri sono fantasy.”. Per fortuna che lo aveva spiegato lui in persona: Ray Bradbury, come sempre avanti di un passo, e di forse più. Come sempre a prevedere quello che gli altri avrebbero fatto. Il grande scrittore, scomparso martedì notte nelle sua casa di Los Angeles, aveva fatto questa precisazione, che sembra cadere a fagiolo ora che gli articoli (coccodrilli compresi), piangono la morte della “penna di fantascienza”. La distinzione, per lui era semplice: “I fantasy raccontano storie che non possono accadere. La fantascienza racconta cose che possono accadere”. Così, la firma di Cronache marziane e Fahrenheit 451 (il suo capolavoro) viene ricordato oggi in un bel pezzo di Angelo Aquaro. E oggi va a lui anche la notizia dall’estero. Il Guardian riporta le parole di Barack Obama: “Bradbury ha dato nuova forma alla nostra cultura ed ampliato il nostro mondo”. Il giornale della sua città (elettiva) invece, il Los Angeles Times, gli dedica l’appassionato ricordo di Patt Morrison.
    Tag: #bradbury
    Link: RepubblicaGuardianLos Angeles Times

 

  • C’è chi non si fida molto dei libri postumi. Forse crede che se non sono mai usciti, un perché ci sarà. Chissà se avrà ragione o torno nel caso di Lucernario” (Feltrinelli) di Josè Saramago, il primo romanzo del premio Nobel, “rifiutato dall’editore a cui negli anni ’50 fu inviato, dimenticato per quasi mezzo secolo, ritrovato nel 1999 e rimasto inedito fino a oggi per volontà del suo autore”. E’ il libro ”perduto e ritrovato nel tempo” diceva lo scrittore stesso, morto nel 2010. ”E’ la porta d’ingresso a Saramago e sara’ una scoperta per ogni lettore” ha spiegato la vedova dello scrittore, Pilar del Rio, autrice della prefazione al libro.
    Tag: #saramago
    Fonti: Ansa

 

  • Yuto Nagatomo è il primo giocatore giapponese nella storia dell’Inter. Pare sia parecchio amato  dal pubblico, che ha chiuso un occhio anche davanti alle sue non sempre eccellenti performance. Adesso il 25enne fa parlare di sé in libreria, con ben due volumi.  Il primo è Mai dire Nagatomo (Limina), di Alvise Cagnazzo, che però secondo Crucco del Corsera non aggiunge molto a quello che già si sa sul terzino. Cosa che invece dovrebbe fare il secondo, visto che se lo è scritto da solo (Add Editore) e si intitola Un ragazzo giapponese. Autobiografia under 30?
    Tag: #inter
    Fonti: Corriere della Sera

 

  • Questa è una segnalazione atipica. Segnala un articolo a corredo di una classifica di libri su come si diventa genitori migliori. O forse solo più consapevoli.  Così, accanto a titoli come Un genitore quasi perfetto di Bettelheim, o La fatica di crescere, di Andreoli, ecco un bellissimo articolo di Paolo Di Stefano, di cui val la pena riportare l’attacco:

    “Siamo padri imperfetti, anche i nostri lo erano, ma diversamente. Del resto, la paternità è, per definizione, imperfetta. C’è una discutibile differenza tra la maternità e la paternità. La paternità è ipotetica, secondo Freud. Puoi accarezzare la pancia di tua moglie, puoi parlare con il feto, puoi mettere una mano per sentirne i movimenti, ma c’è poco da fare: sai bene che essere madri è un’altra cosa. E’ una certezza biologica. Tu sei un padre più imperfetto di tuo padre. Hai superato i cinquanta, hai tre figli, ma rimani più figlio che padre”. Il resto, a voi.

    Tag: #ilmestierepiùdifficile
    Link: L’articolo di Di Stefano su 27 Ora


Scritto da diletta parlangeli - 7 giugno 2012

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