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Se ci racconti una storia di vera amicizia ti regaliamo un libro
Qual è la storia di amicizia più bella che hai scoperto leggendo? Se ce la racconti, e ci piace, insieme agli amici della casa editrice Sonzogno, ti regaliamo un bellissimo libro! Si tratta di Nella terra della nuvola bianca di Sarah Lark, in uscita il 13 giugno. E’ il primo romanzo di una trilogia che narra di un forte legame di amicizia tra le due protagoniste. Partecipare è semplicissimo: 1. raccontaci qui sotto, scrivendola nei commenti, la storia di amicizia più bella, più appassionante o più originale che hai scoperto leggendo un libro; 2. i tre commenti più belli riceveranno in omaggio una copia del libro. Per avere un’idea di Nella terra della nuvola bianca puoi scaricare gratis un estratto del libro, un’intervista all’autrice e un’affascinante selezione fotografica della Nuova Zelanda, ove il romanzo è ambientato. E allora cosa aspetti? Raccontaci la tua storia: hai tempo solo fino al 21 giugno.
Aggiornamento del 22/6: il gioco è finito, i commenti sono tutti belli ma insieme all’editore Sonzogno abbiamo deciso di regalare il libro a Mara, Flavajd e Antimina. Complimenti a tutte e tutti, e appuntamento sempre qui per il prossimo gioco da fare insieme! Quando? Presto, ma a sorpresa!



Non ho alcun dubbio. E’ quella narrata da David Nicholls in “Un giorno” la storia d’amizia più indimenticabile che il mio cuore di lettore ricorderà per sempre.
E’ la storia di due persone che, quando si conoscono, hanno appena ventanni. Sono giovani, incoscienti, con una laurea fresca fresca in mano ed un mare di ambizioni da realizzare. Lui si chiama Dexter, per gli amici Dex. E’ bello, viziato, ricco, abituato ad avere tutto e subito.. il classico figlio di papà cinico e un po’ superficiale. Lei, invece, è Emma. Una chioma di capelli corti e ispidi, un sorriso dolce e asimmetrico e due fondi di bottiglia per occhiali. E’ una ragazza risoluta,ironica, intraprendente, nei cui occhi brilla il lume di un’intelligenza brillante e perspicace. Non potrebbero essere più diversi. Alieni di pianeti agli antipodi che si incontrano
Nonostante il triste crollo delle speranze giovanili, la distanza e le molte incomprensioni, le strade di Emma e Dex continueranno a incontrarsi e scontrarsi per vent’anni, tra rimpianti,orgoglio e occasioni mancate. La loro sintonia è forte, la loro amicizia è pura. Si amano, si appartengono , ma a volte l’amore non basta … Perché, spesso, la nascita di questo sentimento può far paura,proprio come la consapevolezza che il lieto fine possa rivelarsi una fragile e dolorosa utopia.
Una storia semplice e scorrevole, sporcata, però, dal nero della realtà, in cui amore e amicizia fanno rima..una storia sulla tragica bellezza della vita e su incontri che ci cambiano.
Sono tanti i libri che mi vengono in mente a proposito dell’amicizia…L’amico ritrovato di Fred Uhlman, Il piccolo principe di De Saint Exupery, Tsugumi di Banana Yoshimoto, Quattro amiche e un paio di jeans di Ann Brashares….e poi i romanzi della mia infanzia, come Piccole donne, il capolavoro di Louisa May Alcott; Il giardino segreto di Francis H.Burnett; Pattini d’argento di Mary M.Dodge; ma tra tutti, Anna dai capelli rossi di Lucy Maud Montgomery occupa un posto speciale nel mio cuore e nella mia memoria. L’amicizia tra la piccola orfana Anna Shirley e Diana Barry, ragazzina di buona famiglia, è raccontata con delicatezza e romanticismo. Fin dal loro primissimo incontro le due bambine, nonostante le differenze sociali e di temperamento, scoprono un’affinità che le unirà per il resto delle loro vite. Un’amicizia, quella tra Anna e Diana, scevra da ogni forma di invidia e di egoismo, descritta con sensibilità e poesia dalla penna incantata di Lucy Montgomery. Una storia d’amicizia senza tempo che celebra l’innocenza e la saggezza dell’infanzia, il potere salvifico della fantasia e da cui ancora oggi abbiamo tanto da imparare, perché, come dice Anna “Kindred spirits are not so scarce as I used to think. It’s splendid to find out there are so many of them in the world.” (Gli spiriti affini non sono poi così rari come credevo. E’ splendido scoprire che ce ne sono tanti al mondo”)
Attraverso le biografie e racconti, l’amicizia tra alcuni poeti, si incontrarono o no. Avevano senso dell’amicizia, si stimavano e si aiutavano a vicenda. Tra cui Lord Byron, P,B.Shelley, Mary Shelley,Polidori, anche con Keats, Coleridge. Specialmente nell’incontro a Ginevra quando scrissero i primi racconti di orrore (Byron, Mary Shelley, Polidori e gli alti) e al ritrovamento di Shelley annegato cui Byron fu presente alla cremazione sulla spiaggia di Lerici, trovando un libro di poesie di Keats nella tasca dell’annegato capendo che era Shelley. Ecc.
Ho sempre sperato che la profonda amicizia fra l’io narrante del romanzo “Il giardino dei Finzi-Contini” e la protagonista Micol, affascinante figura letteraria, non si trasformasse in amore,nonostante tale desiderio sia uno dei temi fondamentali del capolavoro. Un’amicizia unica, che va oltre ogni differenza, che supera ogni ostacolo, che separa dal mondo due “goccie d’acqua”, due esseri simili intimamente ed intensamente legati dal sentimento più profondo e vero.
Senza dubbio è la storia de “Il piccolo Principe” e della volpe cantata da Antoine de Saint-Exupéry.
La volpe dice “non si conoscono che le cose che si addomesticano (…). Gli uomini comprano delle cose nei negozi, ma, siccome non esistono affatto dei mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici (…) l’essenziale è invisibile agli occhi!”.
A me è piaciuta molto la storia di amicizia raccontata in “Dopo di te” di Julie Buxbaum. E’ una storia molto particolare perchè racconta l’amicizia che lega le due protagoniste dopo la morta di una di queste. Secondo me è una “vera” amicizia dove si parla dei difetti “nascosti”, invisibili all’amicizia.
La prima cosa che mi viene in mente pensando all’amicizia è un cane, il mio cane. Non che non abbia amici umani, anzi, ma per qualche ragione neurologica la mente trae questa conclusione.
Sarà per quella frase che ti resta in testa: “il cane è il miglior amico dell’uomo”. Potrebbe darsi. Io credo, più probabilmente, che sia per l’amicizia sincera e incondizionata che dona ogni giorno.
Comunque, sfortunatamente, il mio cane non è protagonista di alcun libro, pertanto non è l’occasione adatta per parlarvene.
Alice, questo il nome della mia compagna affettuosa, svanisce (puff!) ma l’immagine del cane resta, un essere peloso a quattro zampe come simbolo dell’amicizia.
Così, contestualizzando, la mente scava nel buio della memoria e tira fuori, come un coniglio dal cilindro(mi piacciono le persone, è un caso che stia citando solo animali!)…Hachiko.
No, non l’ho scoperto nel film di Lasse Hallström ma nel libro della scrittrice Lesléa Newman.
Ecco, è la mia scelta: la storia d’amicizia tra Hachiko e Hidesaburō Ueno.
Perché ?
Innanzitutto per quel concetto accennato prima, “amicizia incondizionata”, del tutto impossibile tra due esseri umani, e poi perché nella vita non ho mai sentito né udito un atto d’amore (che altro non è che un’amicizia profonda e sincera) come quello mostrato dal noto cucciolo di Akita verso il suo padrone/amico.
Molte persone compiono gesta esemplari e grandiose in nome dell’amicizia, ma, spesso, sono atti istantanei, che si consumano in un tempo breve. Il che, nonostante la valenza addirittura eroica di alcuni di questi, li sminuisce, a mio parere, al cospetto dell’attesa.
L’attesa è quanto mi ha commosso fino alle lacrime e oltre nella storia di Hachiko, che ha aspettato su un muretto appena fuori la stazione ferroviaria di Shibuya, ininterrottamente, per 10 anni, ogni santissimo giorno, il ritorno di un “amico” che non l’avrebbe mai più accarezzato.
Per 10 anni Hachiko si è recato al posto dove, abitualmente, attendeva il ritorno di Hidesaburō. Alle 17, puntuale, era lì e vi restava fino alla sera, quando tornava nel suo rifugio per riposare ed avere le energie necessaria all’attesa del giorno seguente.
Hachiko ha camminato lungo questo cerchio infinito del tempo per 10 anni.
10 anni…un’eternità. Eppure sarebbero potuti essere 20, 30 o più se solo Hachiko li avesse vissuti.
Perché , in realtà, il tempo che Hachiko ha atteso è pari a tutta la sua vita, nessuna resa, fino alla fine.
Se amicizia è dare tutto, allora non mi viene in mente esempio più appropriato di chi ha continuato a dare anche quando non c’era più che avrebbe dovuto ricevere in nome di un’amicizia che non è finita mai.
L’ho cercato per quasi trent’anni!
Letto alle elementari, questo libro m’è rimasto sotto pelle per tutta la vita. Una scrittura semplice, d’altri tempi, dove puoi trovare qualche frase come “stai almanaccando qualche idea balzana”. Storia di amicizia tra la voce narrante e Josè, sognatore, inconcludente, combina guai.
Non ricordavo più niente, solo il titolo e il fatto che m’era piaciuto moltissimo.
Ritrovarmi commossa, come da bambina, alla fine del libro… mi ha fatto bene all’anima.
Il titolo?
Josè, l’allegro ottimista.
@Mara se sei tu la lettrice appassionata di romanzi in lingua originale per favore lasciami un tuo recapito, anche io leggo libri in inglese e mi piacerebbe scambiare opinioni e consigli con te!:)
Senza nessuna esitazione dico Hassan e Amir de “Il cacciatore di aquiloni”…per chi conosce la trama credo di non dover aggiungere altro…forse solo che non mi è mai successo di commuovermi come ho fatto leggendo la storia di questa amicizia così particolare!
La storia dell’Afghanistan degli ultimi decenni è una storia terribile, ma è solo lo sfondo delle vite di due bambini, Amir, figlio di un ricco commerciante che vive in una grande villa con giardino e Hassan figlio del suo servitore personale. I due trascorrono insieme le spensierate giornate dell’infanzia e formano una formidabile coppia nei tornei cittadini di combattimenti tra aquiloni. L’armonia tra i due ragazzini si spezza quando qualcosa di terribile accade ad Hassan per colpa di Amir. Da qui in poi le loro vite si separano e prendono delle pieghe davvero imprevedibili.
Di sicuro una storia d’amicizia, di separazione forzata, causata da eventi fuori controllo, anni di silenzio e poi la chiamata del destino che forza uno dei protagonisti a scavare nel proprio passato per riabbracciare l’adorato compagno di tante avventure, seppur non di persona ma attraverso qualcosa o qualcuno che lo rappresenta…
Da una vera amica ho ricevuto in regalo il libro di Helen Hanff “84, Charing Cross Road”, romanzo epistolare che ci fa conoscere la storia vera di un’amicizia coltivata oltreoceano da una scrittrice squattrinata americana e una libreria di libri usati di pregio di Londra, nella persona dell’impiegato addetto a rispondere alle sue lettere, Frank Doel. Il rapporto tra i due si sviluppa solo sulla carta, tra battute, ironia e punzecchiamenti, ma senza mai superare i limiti dell’amicizia. Frank è sposato e ha 2 figlie, Helen è single. Mi piace perchè mi ricorda quelle che possono essere le tante amicizia di oggi, nate online e che lì restano, ma che pure ci fanno palpitare ad ogni arrivo di mail. L’amicizia tra Helen e frank piano piano esula dagli ordini di libri per arrivare ad invio di pacchi e viveri dagli Usa all’Inghilterra durante la Guerra, ai racconti di vita, alla storia degli altri impiegati che si intrecciano – rigorosamente in via epistolare – con quelli di Helen che piano piano trova anche una sua strada e si afferma come scrittrice TV. Frank morirà improvvisamente, dopo una corrispondenza durata circa 20 anni, ma Helen, nonostante la lettera ricevuta dalla libreria che la informa dell’accaduto, contatterà la moglie e le figlie e scriverà, dedicandolo a lui, questo piccolo, prezioso libro, che è un inno all’amicizia disinteressata e anche ai libri. E ci fa desiderare di avere un Fran Doel tutto per noi.
Ci sono tante storie di amicizia che ho affrontato leggendo vari libri, ma quelle sicuramente che mi hanno colpito di più sono state due storie che sicuramente vanno oltre il pregiudizio razziale e la diversità religiosa.
Il libro “Mio fratello viene da lontano” di Matilde Lucchini è molto bello perchè tratta di due ragazzini, uno dei quali vive in Botswana e vorrebbe essere adottato a distanza mentre l’altro vive in Italia ma vorrebbe esplorare l’Africa.
Ketu abita in Botswana e sogna di trovare una famiglia che lo adotti a distanza. Giuseppe, invece, vive a Milano e ha la passione per l’Africa. Sono lontani migliaia di chilometri, eppure c’è un filo invisibile che li lega, come se tutti e due sapessero che al di là del mare esiste l’altra metà di loro stessi. Finché un giorno Giuseppe convince suo papà a portarlo in Botswana e i due ragazzini si trovano faccia a faccia…tra di loro nasce una forte amicizia e decidono di adottarsi a distanza.
Un altra storia di amicizia che mi ha colpita particolarmente è quella tratta dal libro “L’amico ritrovato” di Fred Ulhman. Hans Schwarz è un ragazzo di origine ebrea che vive a Stoccarda, in Germania. Un giorno alla classe di Hans viene aggregato Konradin von Hohenfels, un ragazzo di nobile famiglia. Con la sua eleganza Konradin intimidisce i ragazzi, pur provenienti da famiglie non povere, ma Hans desidera diventargli amico. Tuttavia Konradin si dimostra poco attratto da lui.
Hans riesce a catturare l’attenzione di Konradin, un giorno che gli rimane impresso nella memoria perché scopre di avere la stessa passione di Konradin. Sulla strada di casa, Konradin rivolge la parola ad Hans ed entrambi iniziano a chiacchierare e da lì stava iniziando una nuova amicizia. Hans invita Konradin a casa sua, gli fa conoscere i suoi genitori e gli mostra la sua collezione di monete. Anche Konradin invita Hans a casa propria: la sua casa di famiglia è molto più bella di quella di Hans, ma Hans fa subito nota che Konradin non lo presenta mai ai suoi genitori. La ragione di ciò sta nel fatto che la madre odia e teme gli ebrei, e il padre essendone ancora molto innamorato, non intende contraddirla: entrambi i genitori di Konradin, non gradiscono che il figlio frequenti Hans. Per questo Konradin ignora Hans quando gli capita di incontrarlo a teatro in presenza di madre e padre.
Da quel momento la loro amicizia comincia a incrinarsi e viene definitivamente compromessa dalla graduale intrusione dell’ideologia nazionalsocialista nella vita scolastica. Solo dopo molti anni, raggiunto da un opuscolo che propone la costruzione di un monumento agli ex alunni del Karl Alexander Gymnasium di Stoccarda caduti nella Seconda guerra mondiale, Hans rilegge nomi di compagni amati e odiati resistendo, sulle prime, alla tentazione di non guardare i nomi che iniziavano con H per paura di trovarvi il nome del suo amico. Alla fine, con uno sforzo di volontà, Hans riesce a guardare tutto l’elenco e tra i nomi elencati legge, con grande stupore e commozione, quello di Konradin che è stato giustiziato perché coinvolto nel complotto organizzato per uccidere Hitler. Questa informazione tramuta sentimenti e dubbi facendogli ritrovare l’amico dopo tanti anni.
La storia di amicizia più bella che ho scoperto leggendo è sicuramente quella fra Bruno e Shmuel, i protagonisti del libro “Il bambino con il pigiama a righe” di John Boyne. Bruno è un bambino tedesco di otto anni che, in seguito alla promozione del padre, un ufficiale nazista, è costretto a trasferirsi in un’altra casa, in campagna, abbandonando così i suoi vecchi amici e trovandosi all’improvviso da solo. In una delle sue “esplorazioni” riuscirà ad incontrare un bambino, Shmuel, e a stringere amicizia con lui, nonostante il filo spinato che li divide: Shmuel è infatti un bambino ebreo, rinchiuso in un campo di concentramento. Una storia d’amicizia tra due bambini semplice, pura, e proprio per questo anche molto forte, che legherà i due bambini allo stesso tragico destino.
Questa è una storia d’amicizia che scorre fra le righe di un romanzo fantasioso e surreale. Lulù Delacroix è il personaggio principale che dà il nome all’opera di Isabella Santacroce. Lulù è una bambina senza capelli e con gli occhi enormi, talmente brutta da essere nascosta in casa dai suoi genitori, derisa da tutti gli abitanti di PerfectCity. Vittima delle angherie delle sorelle, al contrario estremamente belle ed eleganti, costruirà un suo mondo fantastico in compagnia di personaggi fantasiosi. Il viaggio che Lulù compirà salendo verso il sole sarà una sorta di iniziazione che la metterà a confronto con i maggiori limiti dell’animo umano, i pregiudizi. A farle compagnia in questo percorso di purificazione c’è una bambola malconcia, Mimì, senza un braccio e con un solo occhio. Insieme, unite e forti nella loro diversità, supereranno una serie di prove dove il legame fra loro troverà modo di regalare al lettore momenti di intensa commozione. Lulù ha scelto la bambola più brutta come specchio in cui riflettersi e alla fine troverà un’anima gentile, capace di amarla in tutta la sua tenera diversità. Questa è stata una delle storie d’amicizia più intense che io abbia mai letto. Un’amicizia che si nutre di spunti fantasiosi, ma i cui protagonisti lottano come comuni esseri umani.
Io non sono una grande lettrice ma il libro che mi è piacito di più e che parla di un’amicizia vera é quello di Fred Uhlman “L’amico ritrovato. è una opera letteraria rara che mi ha colpito nel profondo del cuore. Son pochi i libri che raccontano storie così belle di amicizia pura. Io non ho mai avuto storie di quel genere anche se ho passato momenti felici con amici che però ho lasciato alle spalle, e ciò non avrei mai voluto. Questo libro non viene considerato un romanzo perchè tropppo corto ma per me lo è perchè un libro non si può giudicare solo dalla lunghezza ma anche dal contenuto e dalle emozioni che fa provare. Questa storia narra di due ragazzi: uno si chiama Hans ed è ebreo, mentre l’altro Konradin ed è figlio di una ricca famiglia. Poco tempo dopo che diventarono amici qualcosa spezza la loro amicizia: la guerra. Hans scappa e si reca in America e lascia il suo amico lì perchè la sua figlia complottava con Hitler; ma alla fine l’amicizia che Konradin provava per Hans era più forte della guerra e per questo motivo venne giustiziato perchè era implicato nel complotto per uccidere Hitler. Alla fine, Konradin si era messo contro Hitler e soprattutto contro la sua famiglia e questo è stato un gesto di enorme coraggio. Mi ha proprio lasciato con il fiato sospeso questo libro e ha lasciato un segno indielebile nel mio cuore:”Quando trovi un amico non lasciartelo scppare: vivi ogni momento con lui perchè potrebbe succedere qualcosa che può cambiarlo e rovinarlo! Dimentica i brutti momenti e ricordati ciò che può renderti felice!”
Una bella storia di amicizia l’ho letta nel libro L’uccello del sole di Wilbur Smith, il romanzo si compone di due storie, la prima ambientata al nostro tempo, Ben Kazin è un archeologo che da anni cerca la mitica città di Opet, ostacolato e deriso dai suoi colleghi, ma dalla sua parte ha Louren Sturvesant, amico d’infanzia che l’ha sempre protetto ed ora lo finanzia nelle sue ricerche, essendo un miliardario. La loro è una grande amicizia, e si fidano ciecamente uno dell’altro. La seconda parte del romanzo è ambientata ad Opet, città fondata dai profughi cartaginesi a seguito della sconfitta contro Roma, nel cuore dell’Africa. Qui Opet prospera e diventa una città ricca e potente. Siamo al tempo del re Lannon Hycanus e del suo grande sacerdote Huy Ben Amon, i due, grandi amici fin da piccoli, dovranno affrontare una terribile minaccia che ha come scopo l’annientamento di Opet e di tutti i suoi abitanti. Ben e Huy, come anche Louren e Lannon, sono la stessa persona, stesso aspetto e carattere, e stessa amicizia, al di là del tempo e della morte. Due storie con molti parallelismi, storia dell’amicizia tra Ben/Huy e Louren/Lannon, che supera tutte le difficoltà, anche la rivalità per l’amore della bellissima Sally/Tanith, alla fine, al momento del bisogno si ritroveranno sempre.
Consiglio a tutti di leggerlo.Si tratta del libro “Diario di un’amicizia”: l’amicizia tra l’autrice Wanda Poltawska e Karol Wojtyla. L’autrice, rinchiusa in un campo di concentramento e sottoposta a esperimenti medici, racconta il successivo incontro con Karol Wojtyla che diverrà sua guida spirituale e amico fraterno, fino al punto di chiamarsi reciprocamente fratello e sorella. E’ un esempio prezioso di come si può vivere una grande amicizia nel rispetto totale del compito (cristianamente della vocazione)che la vita assegna a ciascuno.
Si vede in atto una sbalorditiva capacità di far diventare impegno quotidiano l’impeto di generarsi a vicenda e così sperimentare una gioia corrisposta e crescente. La testimonianza è nel fatto che questa profonda esperienza umana di bellezza è stata possibile perchè totalmente affidata alle mani di Dio e costantemente mantenuta alla sua Presenza. “Dio non toglie nulla se non per dare di più.”
“Sorella del mio cuore” di C.B. Divakaruni. Il legame tra due ragazze indiane, il racconto della loro amicizia, con usi, tradizioni, modalità completamente differenti e lontane dal nostro mondo e dal nostro modo di pensare… eppure, mentre leggi le loro vicende, ti ritrovi nelle loro sensazioni, nella loro pelle, con altri odori, con altri sapori e colori ma quello che loro sentono è quello che provi o hai provato dentro di te quando hai avuto la fortuna di trovare una persona speciale. Le protagoniste si alternano nel racconto un capitolo per uno, e sotto l’occhio del lettore si dipanano le vicende e i sentimenti diversi di Sudha e Anju. Una storia bellissima e originale nella sua semplicità sull’amicizia femminile assolutamente da non perdere.
Chi è dentro? Chi è fuori? E’ davvero fuori Bruno che invidia Shmuel perché ha tanti amici con cui può giocare? O suo padre che per coerenza con la propria divisa sacrifica la felicità della sua famiglia? E’ fuori Gretel che vede il mondo solo come il suo tutore e suo padre vogliono farglielo vedere? Basta una buca ed un pigiama a righe sul bambino “sbagliato” perché chi è dentro non veda più la differenza e tratti Bruno come uno Shmuel qualsiasi meritevole di essere gasato.
Bruno e Shmuel vivono un’amicizia assurda, separata da un reticolo elettrico e da un baratro razziale, ma soprattutto vivono un’amicizia ingenua che solo in pochi attimi densi di Zyklon B forse si chiederà cosa si è veramente disposti a fare per un amico.
Owen e John, sono loro i miei preferiti.
Nati dalla pena di John Irving, sono i protagonisti di “Preghiera per un amico”, quasi 600 pagine per raccontare un’amicizia che dai tempi dell’infanzia è proseguita fino all’età adulta,nonostante sia stata messa a dura prova da un incidente. Durante una partita di baseball l’undicenne Owen lancia una palla che colpisce la madre di John alla tempia e la uccide all’istante, da questo episodio poteva scaturire un odio profondo, invece i due bambini si legano ancor di più uno all’altro e, pur nella loro immensa diversità, diverranno quasi una sola anima.
Buffo, spigliato, intelligentissimo e predestinato a un triste destino Owen, è invece impacciato e timido John che non esita a fare sempre ciò che gli consiglia l’amico.
Saggi consigli? Non sempre, anzi a volte lasciano proprio stupiti, come il sotterfugio che Owen, militare volontario, architetta per evitare all’amico l’arruolamento e la partenza per il Vietnam.
Un’amicizia che purtroppo finisce nel momento in cui si avvera la visione che per anni ha accompagnato il piccolo Owen (già, non ve lo avevo detto ma la sua statura è proprio minima), una visione di morte che porrà fine alla vita di uno dei due, ma il loro legame continuerà nel ricordo di quello sopravvissuto.
Una storia di amicizia a volte comica, a volte tragica, ma sempre sincera.
Senza dubbio il miglior libro che parla di una splendida amicizia e che ho avuto modo di leggere è stato il libro che ho ricevuto per il mio compleanno dalla mia migliore amica, non poteva scegliere miglior regalo. Il libro che poi in realtà è un romanzo è “FIORE DI NEVE E IL VENTAGLIO SEGRETO” di Lisa See . Ho letto questo libro con foga, pagina dopo pagina, affascinata da ciò che raccontava e ad ogni pagina ho pensato a lei:la mia cara amica, vedevo rispecchiare su quelle pagine il rapporto tra me e lei.Un romanzo lirico e carico di emozioni che analizza una delle relazioni umane più forti e misteriose : l’amicizia femminile. Ottuagenaria e tormentata dai rimorsi, giglio bianco ripensa al proprio passato e a fiore di neve , l’amica scomparsa da molti anni che ha avuto un ruolo cruciale nella sua esistenza. Poichè le rimane solo il dono del tempo, vuole onorarlo raccontando la storia della sua laotong-la compagna di parole segrete- e del tragico equivoco che ha amaramente segnato un legame lungo una vita. Ha inizio così una vicenda di intensa drammaticità ambientata nella cina del XIX sec. quando mogli e figlie ancora vivevano in uno stato di isolamento totale.Allora le donne ricorrevano a un codice segreto per comunicare tra loro. Si scambiavano lettere tracciate a pennello sui ventagli o messaggi ricamati sui fazzoletti, e inventavano racconti, sfuggendo così alla propria reclusione per condividere speranze, sogni e conquiste. Ho personalmente percepito l’amore tra le due laotong come il legame tra me e la mia migliore amica , perchè per me la nostra amicizia è talmente forte da essere una forma d’amore. PS. la mia migliore amica ha deciso di scrivere un’intera tesi di laurea su questo libro, e per ciò la ringrazio anche pubblicamente. Grazie amica mia e un grazie a chi ha deciso di dare in omaggio una copia del nuovo libro di Sara lark, perchè a volte la lettura regala emozioni che solo poche persone sono in grado di accogliere *.*
Mi ha colpito La porta di Magda Szabo. La storia in Ungheria di una coppia di scrittori famosi e del rapporto con la dimessa donna di servizio che, ignorante, vede dapprima i padroni solo con l’ammirazione che il volgo riserva alle celebrità ma che poi, con il passare del tempo e la conoscenza reciproca, si trasforma in un sentimento più completo ed intimo.
Tra la umile Emerenc e la Signora, le ruvidità pian piano si addolciscono e i caratteri si comprendono reciprocamente, permettendo ai protagonisti di mitigare le diffidenze e volersi sempre più bene.
La storia di amicizia più bella che ho scoperto leggendo é stata quella del libro “L’amico ritrovato” di Fred Uhlman.
Parla dell’amicizia di due adolescenti; uno ebreo e l’altro aristocratico, separati poi dal nazismo. Alla fine, dopo anni, leggendo l’elenco di scomparsi in guerra l’ebreo scopre che il suo amico si era ribellato al leader nazista in principio tanto ammirato e causa dell’allontanamento dall’amico.
Conoscete Gordie, Chris, Teddy e Vern ? Sono i quattro indimenticabili protagonisti di “Stand by me- Ricordo di un’estate” di S. King.
I quattro dodicenni, legati da una forte amicizia, vivono in pochi giorni l’avventura di una vita.
Le loro storie sono particolari e toccanti. Loro quattro, insieme, sono capaci di tenere testa al mondo.
Diversissimi nel carattere e nelle situazioni familiari, trovano conforto l’uno nell’altro.
Dal libro al film il passo è stato breve. La colonna sonora è nota a tutti…
Ogni volta che vedo in strada un gruppo di ragazzini, penso a questo libro e la voce di John Lennon inizia a sottolineare commoventi ricordi.
L’amicizia tra Susie e Ruth in Amabili resti. La due a malapena si parlano ma lo spirito di Susie sfiora Ruth prima di andare in Cielo e tanto basta a legarle per sempre. Ruth incomincerà ad indagare e a sentire tutti i morti, non solo Susie, a legarsi tanto a lei da prestarle il proprio corpo per poter far l’amore con Ray e, nello stesso momento, vivere per un poco nel Cielo di Susie.
Quando a scuola fui costretta a studiare “I Promessi Sposi”, trovai il romanzo estremamente noioso e prolisso. A fine anno avevo perso ogni qualsivoglia interesse e ad ogni nuovo capitolo sbuffafo perchè non faceva che sottrarre tempo alla mia amata poetica decadentista. Casualmente la professoressa mi chiese di leggere un passo ad alta voce, e lì che scoprii queste splendido aneddoto.
Renzo dopo molto tempo di lontanaza dal suo paesino riuscì finalmente a far ritorno e qui tra lo scenario disastroso della peste incontrò un vecchio amico, e dopo un’assenza di forse due anni, si trovarono a un tratto molto più amici di quello che avesser mai saputo d’essere nel tempo che si vedevano quasi ogni giorno; perché all’uno e all’altro eran toccate di quelle cose che fanno conoscere che balsamo sia all’animo la benevolenza; tanto quella che si sente, quanto quella che si trova negli altri. Renzo raccontò all’amico le sue vicende, e n’ebbe in contraccambio cento storie, del passaggio dell’esercito, della peste, d’untori, di prodigi. Accompagnando Renzo in una camera che il contagio aveva resa disabitata ,l’ amico pronuncia una frase etremamente singolare che fa apprendere a pieno il significato dell’ amcizia:
“Cose che non si sarebbe mai creduto di vedere; cose da levarvi l’allegria per tutta la vita; ma però, a parlarne tra amici, è un sollievo”.
La citazione sull’amicizia che più mi piace si trova in un romanzo dalla trama drammatica.
Canone Inverso (Paolo Maurensig)
“Per mantenere intatta un’amicizia siamo disposti a fare di tutto. Sorprendiamo l’amico nell’atto più sconveniente, ma il nostro giudizio si appanna, la nostra indulgenza ci benda gli occhi, e l’amicizia ne esce intatta, e anzi si accresce, come se ad alimentarla valessero più i difetti che i pregi.”
Kate 40 anni circa, Agnes 90 o su per giù, si conoscono in un momento particolare della vita di entrambe, Kate sta per cambiare tutta la sua vita, lascia il lavoro, Londra e si trasferisce in campagna con i figli e il marito pendolare.
Agnes sa che sta giungendo al termine del suo viaggio terreno, ma ha ancora delle cose da sistemare, e il destino e un medaglione le fanno incontrare.
Nasce una profonda amicizia fatta di cuore, testa, sogni in comune, stesse passioni. Si scoprono ad avere così tanto in comune, nonostante la notevole differenza d’età. E ben presto scopriranno che nelle loro vene scorre anche lo stesso sangue, le radici di quella famiglia che Kate non aveva mai avuto, con Agnes le stava ritrovando. Come aveva detto Agnes, erano creature simili.
E tutte le cose in sospeso troveranno una soluzione. Tutte le decisioni rimandate, saranno prese. Tutti i sentimenti soffocati esploderanno. E tutti i sogni rimasti tali fino a quel momento, per entrambe diventeranno realtà.
Un libro meraviglioso e toccante.
“UNA CASA DA SOGNO” di RACHE HORE
Sono molti i libri che ci regalano la possibilità di leggere di amicizie pure e sincere e che – a dirla tutta- ci fanno anche essere un po’ invidiosi della fortuna che hanno i personaggi ad avere degli amici così! Ho letto molte bellissime storie di amicizia, il già citato da molti “L’amico ritrovato” di Fred Uhlman, che potremmo definire un classico, “Due di due” di Andrea de Carlo, un bel romanzo che ho letto durante l’adolescenza e che mi è piaciuto particolarmente, anche per l’ambientazione sessantottina. Ma quelli che mi sono rimasti nel cuore sono i meravigliosi Em e Dex, protagonisti del bestseller “Un giorno” di David Nicholls, romanzo che ho divorato letteralmente in un giorno, nonostante le quasi 500 pagine, e che vale davvero la pena di leggere. È una storia di amicizia e di amore, ma le due parole hanno una comune radice linguistica: “am-”, che esprime appunto il concetto di amare. Il confine tra amore e amicizia è labile e forse in nessun altro libro o opera d’arte in generale la fusione tra le due sfere è stata rappresentata meglio. Emma e Dexter sono due frammenti della stessa anima, neanche la distanza riesce a dividerli, perché ogni volta che si incontrano, il giorno di St. Swithin, è come se non si fossero mai persi di vista. È inevitabile affezionarsi ad Em, la saggia e brillante Em, che non ha, all’inizio, grande fiducia in sé. È l’amica che tutti vorremmo avere: sincera, divertente e auto-ironica, una dispensatrice di consigli e perle di saggezza che non cade mai nella retorica. Le sue battute sono divertenti, i suoi modi di fare teneramente goffi e il suo affetto per Dexter è puro e intenso. Dexter, l’altra metà dell’anima, è tutto l’opposto: bello, brillante, intelligente ma pigro, conduce una vita sregolata e ogni volta che combina qualche guaio, cerca sempre la sua migliore amica per sfogarsi. Anche con lui, nonostante a volte le sue scelte facciano “arrabbiare” il lettore, che avrebbe voglia di urlargli : “Stupido, ma cosa stai combinando?! Va’ da lei! (Em)”, l’affetto è istantaneo. È un personaggio che entra subito nella simpatia del lettore e si crea una forte empatia. Tra i due, Emma sembra la più fragile, ma in realtà è la più forte; è lei che sostiene lui, in ogni occasione, in ogni scelta. Lei è la sua ancora di salvezza. Il filo conduttore della loro amicizia è il 15 luglio, il giorno di st. Swithin. Si conoscono il 15 luglio 1988, dopo la laurea; si sposano a st. Swithin, e la pioggia proverbiale di st. Swithin, che li aveva legati, stravolgerà le loro vite.
[St Swithin’s day if thou dost rain
For forty days it will remain
St Swithin’s day if thou be fair
For forty days ‘twill rain no more
(Se piove il giorno di san Swithin,
pioverà per quaranta giorni,
se è bello il giorno di san Swithin,
resterà bello per quaranta giorni)]
L’amicizia tra i due è autentica e li lega anche da innamorati e da sposati, anzi forse diventa ancora più forte. Insomma, è un rapporto disinteressato, sincero e soprattutto racchiude il vero senso dell’amicizia sapientemente espresso da Cicerone; che senso avrebbe salire in cielo e ammirare le bellezze del creato se poi non si avesse nessuno a cui comunicare questa bella esperienza?
Io avrei evitato di ripetere “quaranta giorni” nella seconda strofa, a gusto personale intendo:
“Se piove nel giorno di San Swithin,
ci sarà acqua per i quaranta giorni successivi.
Se è bello il giorno di san Swithin,
ci sarà il sereno in altrettanti giorni.”
ps: interessante la forma arcaica del verbo to do.
Per portarti un esempio una casa editrice così ha tradotto questa frase:
“Not a drum was heard, not a funeral note,
As his corse to the rampart we hurried;
Not a soldier discharged his farewell shot
O’er the grave where our hero we buried.”
traduzione casa editrice:
“Non un tamburo si udiva, non una nota mortuaria,
Mentre ci affrettavamo con il suo feretro ai bastioni;
Non un soldato sparò a salve un saluto
Sulla tomba dove il nostro eroe fu sepolto.”
mia traduzione:
“Non un tamburo s’udiva, non una nota funeraria,
mentre ai bastioni il suo feretro affrettavamo;
non un soldato sparò a salve un colpo d’addio sul sepolcro dove il nostro eroe seppellimmo.”
Ciao Stefano!
Sì, lo ammetto! Ho fatto una traduzione decisamente troppo letterale! Sono stata fedele alla filastrocca :P
Molto bella la poesia che hai citato e, beh, la tua traduzione è decisamente più fedele al testo. Non sempre, in effetti quasi mai, i traduttori nelle case editrici traducono il testo senza tradirlo!
La forma “dost”, se la memoria non mi inganna, si trova anche nella poesia di Blake “The lamb”…
il poema (sinceramente non saprei come altro definirlo) è tratto da “The Burial of Sir John Moore at Corunna” di Charles Wolfe (1791-1823). Qui puoi trovare il resto dei versi.
http://www.englishverse.com/poems/the_burial_of_sir_john_moore_after_corunna
Il libro sull’amicizia più toccante ed emozionante che ho letto è “Due di due” di Andrea De Carlo. E’ la storia di un’amicizia sincera, straordinaria, incondizionata. Un’amicizia nata tra due persone completamente diverse, praticamente opposte e, come spesso succede anche nell’amore, per questo si completano a vicenda. E’ un’amicizia che non viene annientata dalla distanza e anzi diventa più forte e solida col passare degli anni, nonostante i caratteri diversi e i differenti modi di vivere; Mario è molto timido e viene conquistato dal carattere carismatico, coinvolgente ed allegro di Guido. Insieme, uniti, affrontano le avversità della vita e il loro legame, così forte e sincero, li aiuterà a superare tutte le difficoltà.
Il libro sull’amicizia che mi ha appassionato di più è “Amiche per la pelle” di Laila Wadia. E’ una storia di amicizia, sostegno e rispetto reciproco, che mostra che non solo è necessario ma che è soprattutto possibile l’integrazione nelle nostre città. Protagonisti, in una palazzina vecchia e fatiscente nella città di Trieste, sono quattro famiglie: una composta da cinesi, una da indiani, una da profughi bosniaci, una da albanesi; l’unico inquilino italiano è il Sig. Rosso, un uomo scontroso e burbero secondo il quale gli stranieri sono tutti “negri”. E’ una storia di vera amicizia e unione tra donne che sarà tanto forte da riuscire a salvare gli inquilini del palazzo dalla catastrofe dello sfratto.
Il libro più bello che ho letto sull’amicizia è “Alan e Naomi” di Levoy Myron. Alan è un ragazzo ebreo che vive in un quartiere popolare di New York e per riuscire ad avere amici spesso finge di essere più duro di quanto in realtà non sia. Un giorno nel suo palazzo va ad abitare Naomi, anche lei ebrea. Arriva dalla Francia ed è riuscita a sfuggire per miracolo alla Gestapo vivendo perciò un incubo senza fine….non riesce a relazionarsi con gli altri, a comunicare col mondo esterno e sarà proprio Alan ad aiutarla, a farla uscire dall’isolamento in cui si è chiusa facendola entrare in contatto con le altre persone; la loro amicizia deve però restare segreta perché Alan rischierebbe di essere allontanato dagli altri ragazzi. E’ una storia di amicizia sincera e profonda tra due persone fragili che trasmette un messaggio: deve essere sconfitto il pregiudizio, l’odio e l’esclusione delle persone considerate “diverse”. Attraverso questa storia conosciamo il sentimento puro dell’amicizia; un amico non ti volta mai le spalle, ti sostiene e ti è vicino anche quando il resto delle persone ti è contro.
Vicki Myron, Io e Dewey… un’amicizia senza troppe parole
Qui l’amicizia è tra l’uomo e la natura incontaminata.
“Quando, nei momenti di sconforto, rompiamo i
terribili silenzi dei nostri marciapiedi di legno la domenica, o, allo stesso modo, di un orologio in
casa al mattino, sento un canto di gallo vicino o
lontano, penso a me stesso: “C’è qualcuno di noi
che sta bene comunque” e con uno scatto
improvviso ritorno in me stesso.
Lo scorso novembre c’è stato un rimarchevole tramonto. Stavo passeggiando in un prato, sulle
rive di un piccolo ruscello, quando il sole
finalmente, appena prima di calare, dopo un
giorno freddo e grigio, raggiunse uno strato chiaro
all’orizzonte ed il più soffice, brillante tramonto si
sparse sull’erba asciutta, sui tronchi degli alberi
dell’orizzonte opposto e sulle foglie delle piccole querce sulla collina, mentre le nostre ombre si allungavano sul prato verso est, come fossimo deboli steli al cospetto dei suoi raggi. Era una tale luce che
un attimo prima non immaginavamo, e anche
l’aria era così calda e serena che nulla mancava per rendere quel campo un paradiso. Quando
riflettemmo sul fatto che quello non era un
fenomeno solitario che non si sarebbe più
verificato, ma che al contrario sarebbe accaduto
ancora e per sempre nei secoli dei secoli, a rallegrare e rassicurare gli ultimi
bambini che sarebbero stati lì, fu un tramonto
ancora più maestoso.
Il sole tramonta su qualche vecchio prato , dove
non si vede alcuna casa, con tutta la gloria e lo
splendore che prodiga sulle città come non ha mai
fatto prima, dove c’è un falco di palude solitario
con le ali da esso indorate, o solo un topo muschiato che
guarda fuori dalla sua tana, e dove c’è qualche
ruscello che come nera venatura appena
abbozzata, serpeggia lentamente in mezzo alla
palude tra i meandri di ceppi putridi.
Camminavamo in una luce così pura e brillante,
che indorava l’erba appassita e le foglie così
dolcemente e serenamente brillanti, pensavo che
non mi ero mai bagnato in un diluvio così dorato,
senza mormorare contro di esso. Il lato occidentale di ogni albero e di ogni sollevamento
di terra luccicavano come campi Elisi ed il sole
sulle nostre schiene sembrava un pastore gentile
che ci spingeva a casa la sera.
Così abbiamo vagabondato verso la Terra Santa, finchè il sole brillerà un giorno più luminoso di quanto ha mai fatto, risplenderà nelle nostre menti e nei nostri cuori, e illuminerà tutte le nostre vite con una luce di grande risveglio, calda, serena e dorata come su una riva di un ruscello in autunno”
“Walking” H.D. Thoreau
Credo di aver operato una migliore traduzione dall’inglese (sono sempre l’utente di prima):
“Quando, nei momenti di sconforto, rompiamo i
terribili silenzi domenicali dei nostri marciapiedi, o magari mentre mi trovo in casa a tendere imboscate al ticchettio debole di un orologio, sento il canto del gallo, da lontano o nei paraggi, penso tra me e me: “C’è qualcuno di noi che sta bene dopotutto” e con uno scatto
improvviso ritorno in me stesso.
Lo scorso novembre c’è stato un rimarchevole tramonto.
Stavo camminando in un campo, fonte di un piccolo ruscello, quando il sole tutto a un tratto, appena prima di calare, dopo una giornata fredda e uggiosa, raggiunse una gradazione di chiarore all’orizzonte, e la più soffice, la più luminosa luce mattutina si sparse sull’erba asciutta e sui tronchi degli alberi all’orizzonte opposto, e sulle foglie delle querce sul fianco della collina, mentre le nostre ombre si allungavano sul prato verso ponente, come fossimo deboli steli al cospetto dei suoi raggi.
Era una tale luce che un attimo prima non avremmo potuto immaginarla, e anche l’aria era così calda e serena che nulla mancava per rendere quel campo un paradiso. Quando riflettemmo che non si trattava di un fenomeno isolato, che non si sarebbe più
verificato, ma che al contrario sarebbe accaduto
ancora e per sempre nei secoli dei secoli, a rallegrare e rassicurare gli ultimi
bambini che sarebbero passati di lì, fu un vespro ancora più glorioso.
Il sole tramonta su qualche campo isolato , dove
non si scorge più alcuna casa, con tutta la gloria e lo
splendore che prodiga sulle città, e forse come mai ha fatto prima. Lo fa dove c’è un falco di palude solitario
con le ali da esso indorate, dove c’è un solo topo muschiato che affaccia fuori alla sua tana, o dove c’è qualche piccolo
ruscello venato di scuro che serpeggia lentamente in mezzo alla
palude tra i meandri dei ceppi putridi.
Camminavamo in una così pura e chiara luce,
che indorava l’erba asciutta e le foglie, così
dolcemente e serenamente luminosa, che pensai di
non essere mai stato avvolto in un diluvio così dorato,
senza un’increspatura o un mormorio che lo sporcassero. Il lato ad ovest di ogni bosco e collina brillava come il confine dei campi Elisi, e il sole
sulle nostre schiene sembrava un pastore gentile
che ci spingeva a casa la sera.
Così abbiamo vagabondato verso la Terra Santa, finchè il sole brillerà un giorno più luminoso di quanto ha mai fatto, risplenderà nelle nostre menti e nei nostri cuori, e illuminerà tutte le nostre vite con una luce di grande risveglio, calda, serena e dorata come su una riva di un ruscello in autunno.”
“Walking” H.D. Thoreau
“Ecco dunque questa vasta, selvaggia, vacillante madre di noi tutti, la Natura.”
[NUOVA VERSIONE] Purtroppo come è tristemente noto a chi le traduzioni le fa di mestiere, occorre fare delle dolorose scelte in fase di prosa, quando…per mantenere asciutto il ritmo originale dell’autore, necessita cambiare il significato ad un periodo o a stravolgere a fin di bene la traduzione dall’inglese all’italiano. Ed è con queste premesse che spero apprezziate la mia nuova versione, più scorrevole e attenta, viva.
“Quando, nei momenti di sconforto, rompiamo i silenzi domenicali dei nostri marciapiedi, o mentre in casa la solitudine s’instilla con le sue trappole nel ticchettio debole di un orologio, odo il canto del gallo, in lontananza o nei paraggi, così un pensiero prende forma tra me e me: “C’è qualcuno di noi che sta bene dopotutto” e con uno scatto improvviso ritorno in me stesso.
Lo scorso novembre c’è stato un rimarchevole tramonto.
Stavo camminando in un campo, fonte di un piccolo ruscello, quando il sole tutto a un tratto, appena prima di calare, dopo una giornata fredda e uggiosa, raggiunse una gradazione di chiarore all’orizzonte, e la più soffice, la più luminosa luce vespertina si sparse sull’erba asciutta, sui tronchi degli alberi e sulle foglie delle querce sul fianco della collina, mentre le nostre ombre si allungavano sul prato verso est, come fossero deboli steli al cospetto dei suoi raggi.
Era una tale luce che un attimo prima non avremmo potuto immaginarla, e anche l’aria era così calda e serena che nulla mancava per rendere quel campo un paradiso. Quando riflettemmo che non si trattava di un fenomeno isolato, che non si sarebbe più
verificato, ma che al contrario sarebbe accaduto
ancora e per sempre nei secoli dei secoli, a rallegrare e rassicurare gli ultimi
bambini che sarebbero passati di lì, vi fu un vespro ancora più glorioso.
Il sole tramonta su qualche campo isolato , dove egli
non scorge più alcuna dimora dell’uomo, con tutta la gloria e lo
splendore che prodiga sulle città, e forse come mai ha fatto prima. Lo fa dove c’è un falco di palude solitario, dove c’è un topo muschiato che affaccia fuori alla sua tana, o dove c’è qualche piccolo
ruscello venato di scuro che serpeggia lentamente in mezzo ai ceppi putridi della
palude.
Camminavamo in una così pura e chiara luce,
che indorava l’erba asciutta e le foglie, così
dolcemente e serenamente luminosa, che pensai di
non essere mai stato avvolto in un diluvio così dorato,
non una sola increspatura o mormorio la sporcava. Il lato ad ovest di ogni bosco e collina splendeva come il confine dei Campi Elisi, e il sole
sulle nostre schiene sembrava un pastore gentile
che ci spingeva a casa fino a sera.
Così abbiamo vagabondato verso la Terra Santa, finchè il sole brillerà un giorno più luminoso di quanto ha mai fatto, risplenderà nelle nostre menti e nei nostri cuori, e illuminerà tutte le nostre vite con una luce di grande risveglio, calda, serena e dorata come la riva di un ruscello in autunno.
Ecco dunque questa vasta, selvaggia, vacillante madre di noi tutti, la Natura.”
“Walking” H.D. Thoreau
L’amicizia. Che sentimento meraviglioso! E’ forse il legame più forte e significativo che un essere umano possa stringere. Ma l’amicizia,quella vera,é rara. E’ raro trovare qualcuno che si interessi in modo assoluto e incondizionato a te. Senza altri scopi,senza secondi fini. Qualcuno capace di mettere da parte il suo egoismo e il suo orgoglio,per venirti in aiuto. Non a caso il detto dice:”chi trova un amico trova un tesoro.” C’é chi incassa delusioni lungo tutto il corso della sua esistenza e che ormai ha smesso di crederci. Ma ci sono anche persone,il cui destino è legato indissolubilmente a un altro individuo. E’ il caso di Giovanni e Giannino,protagonisti di “Amici come prima” di Aldo Giuffrè. Orfani,sperduti,soli al mondo.Crescono nell’inferno di un brefotrofio,nel quale stringono sin da subito un profondo legame. Un legame destinato a durare l’intero arco di una vita. Si ritrovano così adulti, a parlare fieramente di qualcosa che nè il tempo né la cattiveria della gente sono riusciti minimamente a scalfire: la loro amicizia. La toccante storia di due “figli di nessuno” con un passato troppo duro e doloroso da poter essere affrontato individualmente. Ma Giovanni e Giannino non sono soli. Sanno di poter fare affidamento l’uno sull’altro. E quando si è in due, si sa,la strada da percorrere è più semplice.
L’amicizia può durare per sempre o svanire nel nulla,
è una semplice parola,ke può cambiare la vita!
L’amicizia non si può comprare,ma solo con pazienza conquistare.L’amicizia finirà solo quando un pittore disegnerà una foglia caduta da un castello mai esistito!!
Un bellissimo e lungo rapporto d’amore e d’amicizia è quello che lega Denny ed Enzo.
Quando Enzo si ritrova in punto di morte, comincia a ripercorre i momenti salienti della sua vita con Denny. Il loro primo incontro, il comune amore per le macchine e le corse, l’arrivo di Eve e la nascita di Zoe.
Una storia agrodolce, ricca di momenti esilaranti e tristi, raccontata da un punto di vista particolare, quello di Enzo, un bellissimo ed intelligente cane, di madre Labrador e padre ignoto.
Un’amicizia senza confini, sincera e profonda come può essere quella che lega un cane al suo padrone.
dimenticavo di indicare il titolo del libro “L’arte di correre sotto la pioggia” di Garth Stein
Un insegnamento sul valore dell’amicizia, quella vera: “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” – Luis Sèpulveda
La natura li crea nemici; non sempre però quello che dovrebbe essere ovvio lo è. La realtà è ben altra cosa, al di là dell’immaginazione
L’esempio migliore sul tema dell’amicizia che ho trovato in un libro è stato sicuramente nell’opera “A che gioco giochiamo” di Erich Berne.In questo caso non si parla di amicizia tra donne, o tra un uomo e una donna o tra una persona ed un animale, bensì dell’amicizia di ogni individuo verso se stesso. Vengono infatti spiegati, attraverso una teoria di derivazione Junghiana, i più comuni “giochi” che insceniamo nella nostra esistenza e le problematiche a cui essi ci conducono (all’interno delle relazioni sociali, dell’ambiente lavorativo, della famiglia ecc.), quindi riuscendo a capire quali sono i motivi che ci spingono ad autodistruggerci, dovremmo essere in grado di fronteggiarli fino a farli sparire del tutto.
Così facendo si otterrebbe un miglioramento qualitativo della nostra esistenza e sarebbe una chiara manifestazione di quanto ci rispettiamo e ci vogliamo bene, caratteristiche queste tipiche del rapporto di amicizia.
Per me quindi questo libro costituisce un valido esempio di amicizia, perchè se noi per primi non vogliamo bene a noi stessi non saremmo in grado di voler bene agli altri in nessun tipo di rapporto.
Amiche, amici, i commenti sono tutti belli ma insieme all’editore Sonzogno abbiamo deciso di regalare il libro a Flavajd, Antimina e Mara. Complimenti a tutte e tutti, e appuntamento sempre qui per il prossimo gioco da fare insieme! Quando? Presto, ma a sorpresa!
Buongiorno, potete per cortesia indicarmi un modo per contattare la redazione? Grazie!
guarda qui: http://notizie.bol.it/posta-e-contatti/
Ho riprovato a scrivere a quell’indirizzo a cui avevo già scritto settimane fa, in entrambi i casi senza risposta…
Grazie mille davvero, un libro è sempre un dono prezioso!
:-))
Grazie!
Per un’amante dei libri, vincerne uno grazie ad un commento è come vincere un Oscar :o)
Storie di vera amicizia, nei libri ne esistono tante. Una delle mie preferite è sicuramente quella fra Hans e Konradin ne “L’amico ritrovato”. Figlio di un ebreo tedesco il primo, un aristocratico proveniente da una famiglia legata al partito nazista il secondo. “Entrò nella mia vita nel febbraio del 1932 per non uscirne più”.
L’amicizia nasce sui banchi di scuola grazie alla comune passione per le monete antiche.
Un’amicizia vera e spassionata di 2 cuori puri come solo quelli di certi adolescenti, liberi da preconcetti ed ideologie, possono essere.
Ma la madre di Konradin odia e teme gli ebrei.
L’amicizia purtroppo inizierà ad incrinarsi proprio quando Konradin accompagnato dai genitori, incontrerà Hans a teatro e fingerà per questo di non conoscerlo. L’introduzione dell’ideologia nazista nella vita scolastica farà il resto.
Seguirà lo scoppio della guerra, la fuga di Hans negli Stati Uniti e il suicidio dei suoi genitori.
Solo dopo molti anni, venuto in possesso di un’opuscolo per promuovere la costruzione di un monumento in onore degli studenti caduti durante il conflitto mondiale, Hans scoprirà il nome del suo amico Konradin giustiziato per aver partecipato al complotto per uccidere Hitler.
Un racconto breve, narrato con delicatezza, in punta di piedi, dove si esplora l’animo umano con tutte le sue contraddizioni e paure. Un libro che lascia aperta la porta al riscatto e che invita a vivere in profondità l’amicizia perchè a volte, anche dietro ad una scelta estrema si può nascondere un cuore grande.
Un libro che tutti dovrebbero leggere, soprattutto i più giovani, per non dimenticare e per aprire il cuore ai sentimenti, lontani da tutte le ideologie che oggi più di ieri rendono l’uomo schiavo.
La vera amicizia è per sempre.
personalmente pensare che esista un personaggio fra quello che è stato scritto mi riesce impossibile, sono io e basta, unicamente unica come ognuno di noi, magari storie simili però mai uguali, resto e ne sono fiera, semplicemente fiamma, con tutte le difficoltà, problemi e le altre mille cose imprevedibili della vita, ma, vita dura, combattuta ogni giorno e ogni giorno mi invento ancora la vita, ho 58 anni e tutti i precari che si lamentano ed hanno tempo di discutere veramente mi fanno ridere, come del resto i conduttori che organizzano programmi a tema, hanno tutto compreso gli occhi bendati. per fortuna che per tante altre persone è andata e va meglio, sono felice per loro. felice vita a tutti. tullio fiammetta