La Grecia rebetika di Vinicio Capossela

Capossela: Rebetiko gymnastas

Vinicio Capossela
Rebetiko Gymnastas
Warner Music, 2012

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“Siamo uomini, non solo consumatori, e non abbiamo paura di consumare la vita.”

 

Capitan Vinicio continua la sua traversata. Dopo il doppio album ispirato alla letteratura di mare e registrato sfidando le leggi della fisica, approda in un porto. Ellenico, per l’esattezza. La metafora la usa lui stesso per introdurre Rebetiko Gymnastas, l’ultimo album uscito a giugno sia in Italia che in Grecia, dove è stato registrato, negli studi Sierra di Atene.

 

Sono dodici brani in tutto, di cui 4 inediti, una sorpresa (la ghost track) e otto suoi successi reinterpretati in veste rebetika. Insomma, Vinicio sembra proprio deciso a sfidare il suo pubblico. Continua ad alzare l’asticella delle sue produzioni rendendole sempre più complesse, sperimentali, per palati fini. Sempre meno brani da ascoltare ovunque e sempre, e sempre più musica che chiama a sé spazi adatti per essere fruita, perché bisognosa di attenzione.

 

Già Marinai, profeti e balene è stata una bella sfida. C’erano pezzi difficili, suoni non commestibili per tutti: I fuochi fatuiLa bianchezza della balena o Il grande Leviatano, smorzate poi da belle ballate come Polpo d’amor o toni esotici come  Calipso. La versione live di quell’album coraggioso e articolato aveva premiato decisamente Vinicio dello sforzo: una messa in scena teatrale, un gruppo di musicisti ben scelti e una grande performance. Non gli è bastato. Adesso Vinicio torna con gli inediti:

  • Rebetiko Mou,
  • Abbandonato (Los Ejes de Mi Carreta),
  • Misirlou
  • Cancion de las simples cosas (che qualcuno ricorderà interpretato da Mercedes Sosa e Chavela Vargas).

 
Le “autocover” in rebetiko sono invece:

  • Gymnastika (tratta da Vladimir Visotsky)
  • Contrada Chiavicone
  • Con Una Rosa
  • Non è l’amore che va via
  • Contratto per Karelias
  • Corre il soldato
  • Signora Luna
  • Morna
  • Scivola vai via

 

Sono esperimenti  ben riusciti, fatti di ricerca e sudore e studio. Per non parlare di tutti i bravissimi e noti musicisti del genere di cui si è avvalso. 

 

“Questo è un disco di musiche di porto che praticano esercizi, indiscipline individuali. Cavalli che provano a essere giraffe. E’ un disco suonato in greco, per debito nei confronti della Grecia, che ha donato al mondo oltre alla civiltà anche una delle più straordinarie musiche urbane del mondo: il rebetiko – scrive nella presentazione Capossela – “e lo pubblichiamo nell’anno dell’olimpiade per fare esercizio di ribellione e di identità, per tenere in esercizio il mangas che è in noi. Per ricordarci che siamo originali: che abbiamo un origine. Che siamo uomini, non solo consumatori e non abbiamo paura di consumare la vita.”

 
Molto bello, molto poetico. E davvero quei suoni sono un omaggio alla Grecia, e sanno di luce chiara e case illuminate contro l’azzurro-azzurro del cielo, di porti di cultura, di signori che si chiamano Elias e hanno il sorriso buono, e inseguono un sogno. Sono suoni che evocano ad una Grecia precedente a quella che tutte le cronache vendono da mesi, affaticata e confusa.

 

Ora però, Vinicio, smetti di alzare l’asticella, perché l’effetto è che poi, quando arriva la ghost track e ci si accorge che è un duetto italo-ellenico della canzone Come Prima di Tony Dallara, si finisce per pensare: “Oh, per fortuna, una pausa rasserenante.”


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