L’esattore, di Petros Markaris (accidenti quanto è bravo)

L'Esattore di Markaris

Petros Markaris
L'esattore
Bompiani, 341 pagine, 2012

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Accidenti quanto è bravo questo diavolo d’un Markaris! Chi mai ha concepito una trama gialla dal movente così singolare? Movente allo stesso tempo semplice, per nulla pretestuoso e motore per un efficace racconto dell’oggi? Pochi sono riusciti nell’impresa. Markaris l’ha fatto con disinvoltura e l’ironia sottile con cui ormai ci ha viziati.

 

Lo aspettavamo e finalmente “il Montalbano greco“, Kostas Charitos, è tornato. Con moglie, figlia, genero e vocabolario Dimitrakos a cui chiedere numi. Un mondo caotico e vitale di cui si cominciava a sentire la mancanza. E non occorre aver letto gli altri libri per appassionarsi alle vicende personali e professionali del commissario greco. No, bastano poche pagine e vi sembrerà di conoscerlo da anni. Questo poliziotto, in crisi suo malgrado, ci somiglia. E forse anche la sua Grecia comincia ad assomigliarci ogni giorno di più.

 

Dopo anni di servizio, per Kostas Charitos sembra ci sia, inattesa, la promozione a vicedirettore della polizia. Una buona notizia per chi si era ormai rassegnato ad andare in pensione con il grado di commissario. Nel frattempo in ufficio c’è poco o nulla da fare, “passare la ramazza” e constatare il suicidio di quattro anziane uccise dalla crisi economica. Una realtà drammatica che schiaccia un’Atene dal traffico sempre più imbottigliato dalle continue manifestazioni della popolazione oppressa dai tagli. Tuttavia, a parte il disastro finanziario, in questura tutto sembra filare liscio e sonnacchioso. Calma piatta anche a casa: la moglie Adriana spignatta e la figlia Caterina, finito il praticantato, ha trovato finalmente lavoro. Ma “le buone notizie arrivano con il contagocce, le cattive a secchiate” sentenzia il buon Charitos.

 

E infatti arriva la telefonata: “La ramazza è finita, signor commissario. Abbiamo un cadavere”. Un illustre medico giace, mani incrociate sul petto, sotto la stele di un sito archeologico. Sembrerebbe suicidio ma presto si scopre che l’antipatico luminare è stato ucciso da una puntura di cicuta, veleno reso celebre da Socrate. A Charitos appare subito chiara solo una cosa: indagare su una personalità del genere rischia di mettere a rischio la sua futura promozione.

 

Il commissario, con sforzo di volontà, si impegna allora a gestire la situazione stando attento, per una volta, a non pestare i piedi a nessuno. Meno male che c’è il rifugio delle mura domestiche odorose dei manicaretti della moglie. Ma in casa è scoppiato il dramma: Caterina ha delle novità così sconvolgenti da mandare nel panico la povera signora Adriana, già facile agli psicodrammi. Un’altra situazione complicata da gestire per il povero commissario impegnato nell’ingrato compito di non urtare la sensibilità della figlia, del genero, dei consuoceri e soprattutto costretto a contenere la straripante propensione alla catastrofe della moglie.

 

Insomma nulla sembra andare per il verso giusto. Le cose si complicano ancor più quando spunta un secondo cadavere, ucciso allo stesso modo, e soprattutto quando l’assassino comincia a farsi vivo. Si firma “Esattore nazionale” e spedisce lettere agli evasori fiscali intimandogli di pagare entro cinque giorni pena un “condono tombale” naturalmente a mezzo cicuta. Il caso arriva sulle prime pagine dei giornali, riempie i notiziari, il Ministero si muove, gli evasori terrorizzati cominciano a pagare, la popolazione vorrebbe l’Esattore nuovo ministro dell’economia.

 

Pressioni sul lavoro e in casa più che sufficienti per mandare ai pazzi qualunque commissario. Ma Charitos no, lui procede con la consueta sicura lentezza certo solo della propria esperienza: nessuno uccide per rimettere in ordine le finanze dello Stato. Certezza che però sembra avere solo lui.

 

L’esattore è il secondo capitolo della trilogia sulla crisi in Grecia iniziata con Prestiti scaduti. E, forse ancor più che nel precedente, le ingiurie del reale, l’impoverimento della popolazione, i suoi drammi e le sue ribellioni, non si limitano a fare da sfondo ma entrano nella tessitura di tutta la vicenda, ne costituiscono il sangue e il pulsare. Un’indagine in cui, come nei gialli più classici, la polizia brancola nel buio ma dove il nostro commissario non si limita alla ricerca del colpevole ma rivela i danni del disastro economico nelle vite, negli affetti e nei cuori delle persone.

 

Come sempre Markaris assesta colpi da maestro sia al cerchio sia alla botte: da un lato trascina il lettore in un mistero di sangue, coinvolgente e ben congegnato, dall’altro lo appassiona alla vita privata della famiglia Charitos, ricca di situazioni e dialoghi assolutamente divertenti.

 

Un equilibrio perfetto tra vicenda e personaggi. Accidenti, quanto è bravo questo diavolo d’un Markaris.

 

Chi è Petros Markaris?

Lo scrittore greco Petros Markaris nasce nel 1937 a Istanbul e passa la vita a firmare sceneggiature per il teatro e il cinema, poi alla bella età di sessantadue anni pubblica un romanzo poliziesco con protagonista il commissario Charitos: sarà il primo di una serie di enorme successo in libreria e in tv. Non è incredibile come la biografia di Markaris assomigli a quella del nostro Camilleri?


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